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Il Governo e la liberazione dell’ostaggio

Su Mastrogiacomo niente ipocrisie

Dietro le formule di rito non c’è unità di intenti. Il Governo non scherzi col fuoco

di Davide Giacalone - 08 marzo 2007

Ogni sforzo sarà fatto per sottrarre Daniele Mastrogiacomo alle mani dei talebani rapitori, per restituirlo alla vita ed alla professione, liberandolo dalla minaccia armata. “Tutti i canali sono attivati”, recita la formula di rito. Liberiamo anche noi stessi dall’ipocrisia, e diciamo che questo governo, come il precedente, non esclude affatto di potere trattare con i rapitori. A me sembrava, e sembra, sbagliato, ho scritto e ripeto che si deve porre un limite alla volontà di dialogare, sebbene per una ragione più che giusta, ma a parte quel che a me sembra resta il fatto che questo genere di contatti non avviene alla luce del sole, viene affidato a persone dei servizi segreti, ed il governo negherà sempre di averli voluti. Ecco, visto come stanno le cose, evitiamo, almeno, di dovere processare domani quelli che oggi sono chiamati ad agire.

La condizione in cui si dovrà lavorare è difficile, perché quei talebani non sono dei pazzi, non sono ciechi al dibattito politico in corso da noi, sanno benissimo di rendere ancora più dolorosa una spaccatura politica interna alla maggioranza e, per questo, saranno meno disposti a cedere se non in cambio di contropartite robuste, posto che saranno politiche quelle pubblicamente chieste. Da noi, oltre tutto, le spaccature si sono evidenziate su un tema assolutamente inconsistente, qual è il rifinanziamento, quindi la permanenza dei nostri soldati in Afghanistan. Questo è scontato. Mentre il tema vero è quello della consistenza, dell’armamento e della collocazione delle truppe. Delle nostre e di quelle alleate. Fra il dibattito parlamentare italiano e le parole di Tony Blair c’è una distanza inquietante, ed è in quello spazio che sarà comodo collocare gli attacchi all’Italia ed agli italiani.

Non è la prima volta che succede, anche gli attentati subiti in Iraq erano collocati in momenti politicamente difficili, ed anche altre volte i terroristi sono entrati, con i loro mezzi, nel pieno di un dibattito che sembrano conoscere molto bene. Su questo sarebbe bene riflettere, e da questo far derivare un clima di rapporti politici del tutto diverso. In fondo la maggioranza parlamentare che è favorevole al giusto lavoro che si sta svolgendo in Afghanistan è enorme, ma non coincidente con quella di governo. E’ vero che le ragioni della cucina nostrana sono spesso miopi, ma si stia attenti a non scherzare troppo con il fuoco.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario