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Public Policy

La PMI chiede più attenzione dallo Stato

Strategie per vincere

Per il rilancio della competitività del Paese si deve puntare alla crescita delle PMI

di Cinzia Giachetti* - 26 ottobre 2007

Il Sole 24 Ore di oggi riporta i risultati di indagini sulle imprese condotte da Unioncamere e dell’Istituto Tagliacarne che, oltre a confermare il divario di possibilità di crescita tra le imprese del Nord e quelle del Sud, si sofferma a valutare i motivi di successo e di insuccesso. Una prima considerazione è di carattere generale: le imprese chiedono un fisco più amico e infrastrutture e servizi che le aiutino a uscire dall’isolamento in cui si trovano e che possano accompagnarle nel cammino del mercato globale. Questo “grido di aiuto allo Stato” viene anche ripreso da Giuseppe Morandini, Presidente della Piccola Industria, impegnato proprio in questi giorni al “Forum della Piccola e Media Impresa” che quest’anno per la prima volta si trasferisce da Prato a Caserta. Lo abbiamo sempre detto che il tessuto economico del paese è rappresentato dalle PMI (fino a 50 addetti sono oltre il 97%, di cui fino a 10 addetti oltre l’82%) e una vera politica per il rilancio del paese deve avere al centro questo tipo di imprese. Lo studio riportato da Unioncamere rileva che le imprese che riescono a restare sul mercato sono principalmente localizzate al nord dell’Italia dove riescono a trovare servizi, infrastrutture e sistemi organizzati. Questo ovviamente porta alla conclusione che al Nord le imprese riescono a integrarsi meglio perché il territorio offre di più, mentre al Sud soffrono di più il problema dell’isolamento. Infatti solo le imprese che riescono ad inserirsi nei cosiddetti “Sistemi organizzati in rete”, come ad esempio i Distretti Tecnologici, usufruiscono di facilitazioni per integrarsi con il sistema della ricerca e di servizi per l’innovazione e trasferimento tecnologico a livello nazionale e internazionale.

Oggi le parole chiave per la competitività e lo sviluppo sono: “ricerca di qualità” da un lato, “impresa che non si deve stancare di innovare” e nel mezzo “servizi e infrastrutture efficienti” che devono funzionare. E’ necessario che i “Sistemi a Rete” siano in grado di offrire servizi per l’ innovazione oltre i confini locali e nazionali e quindi essere inseriti in reti internazionali, come le reti selezionate nell’ambito del programma CIP (Competitività e Innovazione) dell’Unione Europea. Per rafforzare il Sistema Innovazione non basta la presenza di centri specializzati che favoriscono la collaborazione tra mondo della ricerca e mondo dell’industria, ma deve esistere una politica di supporto dei governi regionali e nazionali, con anche funzioni di coordinamento. La ricerca e l’internazionalizzazione dei mercati in cui i prodotti devono essere "competitivi", necessitano di una strategia di coordinamento. Si rende quindi necessario elaborare una politica più consapevole e integrata a livello nazionale, attivando una politica "territoriale" delle imprese, la cui importanza è da più parti riconosciuta in termini di affermazione e diffusione dell"innovazione tecnologica e gestionale. L"innovazione tecnologica e la sua diffusione non possono prescindere dallo spazio economico-territorale ed istituzionale, e dal livello di sviluppo economico dell"area, vale a dire dallo sviluppo di programmi politico-economici territoriali volti ad alimentare la capacità tecnologica di area e l"attività innovativa.

Dopo oltre 20 anni di esperienza come “operatore di trasferimento tecnologico” e senza alcuna presunzione di essere esaustiva, riporto quelle che considero i servizi che un “Sistema a Rete” dovrebbe offire e che una politica per l’innovazione dello Stato dovrebbe favorire: • Supporto finanziario pubblico/privato. Le piccole imprese high-tech risentono della carenza di finanziamenti (e/o di istituzioni finanziarie adeguate) che possano consentire loro di affrontare gli oneri, non solo della ricerca, ma anche dello sviluppo, in tutti i suoi stadi, delle idee innovative. Il problema finanziario pare infatti, nel nostro sistema produttivo, uno degli ostacoli e nodi critici più gravi per l"innovazione.

• Controllo e gestione dei flussi di investimento. In una vasta parte del nostro sistema produttivo esistono carenze non tanto e soltanto nella inadeguatezza quantitativa, ma soprattutto qualitativa dei flussi di investimento. Infatti, appaiono certamente insufficienti nel nostro sistema gli investimenti in "nuove infrastrutture" e in "intangible assets" (formazione di nuove professionalità, riqualificazione di capitale umano, reti di comunicazioni e di servizi reali, software, ecc).

• Selezione di “Temporary managers” qualificati. Le PMI non sono dotate di una sufficiente capacità di innovazione organizzativo-manageriale, che costituisce una condizione insostituibile per l’accesso alle innovazioni tecnologiche in senso stretto e per la messa a punto, gestione e controllo de piano di sviluppo dell’impresa.

• Favorire la cultura dell’Innovazione e della brevettazione introducendo il concetto che per l’imprenditore innovare e brevettare deve essere un investimento a lungo termine, che offrirà i suoi risultati con il raggiungimento del successo commerciale. Questo per sottolineare che “innovare significa investire” e che il ritorno economico deve essere ben programmato in un ben definito “business plan”. E’ ovvio che in questo scenario la grande impresa è favorita perché ha la forza economica per seguire l’investimento a lungo termine, mentre la medio-piccola soffre economicamente questo peso e devono essere messi a disposizione strumenti e management per il controllo di gestione opportuni.

• Superamento degli ostacoli relativi all" "isolamento" che contraddistingue la grande parte delle PMI rispetto ad altre imprese italiane o estere che potrebbero avere esigenze analoghe. Le imprese capaci di mettersi in rete possono fare un vero e proprio "salto di qualità" nell’accesso ai fondi per l’innovazione, riuscendo anche a sfruttare opportunità di "aiuto pubblico" difficilmente fruibili dalla singola, piccola impresa ma più indirizzati ai consorzi di imprese.

• Capacità di fare “matching” tra domanda e offerta di ricerca a livello nazionale e internazionale e quindi essere inserito in Reti trans-nazionali in grado di avere un “portafoglio” qualificato di potenziali partner con cui attivare scambi di visite e costruire accordi per arrivare al mercato globale.

• Agire da “supermercato dell’innovazione” dove un piccolo imprenditore sappia trovare risposte a tutte le sue esigenze, anche quando non esiste un know-how specifico all’interno del “Sistema a Rete” locale, ma esiste la capacità di rapportarsi con altri Sistemi di rete nazionali e internazionali per soddisfare ogni esigenza. Ovviamente in questo quadro di riferimento non ci dobbiamo dimenticare del Sistema della Ricerca che deve fare la sua parte ma che ancora oggi vediamo gli ultimi posti in tra i 30 paesi membri, come risulta dal rapporto “Science, Technology and Industry scoreboard 2007” dell’OCSE che monitora i principali indicatori relativi all’innovazione e alla ricerca. L’Italia è in ritardo in investimenti per la formazione e per la ricerca universitaria e nella partecipazione agli strumenti di finanza innovativa, come il Venture Capital.

Il mondo della ricerca si deve “rivitalizzare” a partire da un nuovo regolamento per il riconoscimento delle carriere di ricercatori e professori, valorizzando chi si apre a collaborazioni con le imprese.

Direttore Innovazione e Trasferimento – Consorzio Pisa Ricerche Presidente Federmanager - Pisa,
Presidente Progetti Manageriali s.r.l. - Roma

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