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Public Policy

I partiti e le elezioni anticipate

Stiamo tornando indietro

Per arrivare alla Terza Repubblica occorrono forze politiche fondate su altri modelli

di Enrico Cisnetto - 24 dicembre 2011

La pacificazione politica, merito intrinseco del governo Monti, è già finita? Sono passati solo 40 giorni da quando Berlusconi si è dimesso ed è iniziata l’era dei “tecnici” che, oltre ad evitare all’Italia di finire in default, aveva come compito quello di porre fine ad una stagione politica contrassegnata dalla non più tollerabile guerra tra le opposte fazioni del bipolarismo armato. Eppure, il “fermi tutti” che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo agli italiani, stomacati da quello scontro senza senso e senza sbocco, e sembrava piacere persino agli stessi contendenti, stanchi di recitare un copione sempre uguale, ha già lasciato il posto ad una “ammuina” di stampo pre-elettorale che preoccupa chi, come il sottoscritto, leggeva nell’esperienza del governo Monti anche e soprattutto una transizione virtuosa verso la Terza Repubblica, cioè una fase della vita politica finalmente pacificata e in cui l’articolazione dei partiti e delle loro alleanze sia dettata dalla diversità degli obiettivi programmatici.

Non mi stupisce il fatto che anche l’Idv abbia raggiunto la Lega sul fronte dell’opposizione, anzi lo considero la certificazione del buon fondamento della linea dell’esecutivo. Mi preoccupa che la posizione populista di Di Pietro e Bossi – che si presume, peraltro a torto, abbia la capacità di attrarre molto consenso – induca Pd e Pdl a cimentarsi in una folle rincorsa per evitare di perdere contatto con la società, nella presunzione appunto che il contrasto a provvedimenti cosiddetti di “lacrime e sangue” in nome dell’equità violata o comunque poco praticata, paghi molto di più che l’apprezzamento del rigore che ci ha fatto scampare un pericolo ben più grave ed oneroso. E i segnali di questi mal di pancia sono ogni giorno sempre più evidenti, tanto che hanno indotto il governo a qualche tentennamento e ripensamento di troppo (eccessivi perché alimentano nel Paese l’idea che davvero il problema della manovra sia la scarsa equità e l’aver osato troppo, o anche solo l’ardimento di volerlo fare, e questo favorisce chi grida e spinge a gridare anche chi vorrebbe farne a meno).

Per carità, la manovra ha ricevuto come previsto la fiducia sia alla Camera che al Senato. Ma nello stesso tempo la gran parte di chi ha votato a favore non ha resistito alla tentazione di giocare col fuoco – con la lodevole eccezione del Terzo Polo, anche se non in proprio tutte le sue componenti – comportandosi come se si fosse già in piena campagna elettorale. Si poteva criticare? Certo, ma non ne ho sentito uno che lo facesse in modo costruttivo e portando elementi di significativa diversità d’impostazione. Semmai, si è fatto l’eco alle sconclusionate urla della Lega circa la caduta della democrazia in Italia per via dell’esistenza stessa di questo governo. Tanto che il Capo dello Stato ha ritenuto di dover pesantemente intervenire sull’argomento. Può darsi che nel farlo, come dice qualcuno, abbia oltrepassato il confine, ma va anche detto che non è più tollerabile l’accusa di delegittimazione democratica che viene rivolta ad un esecutivo che gode di un voto parlamentare larghissimo. Altra cosa, invece, è contestare la mancata liason con un voto popolare. Che non ci sia stata è un dato di fatto, ed è legittimo dolersene.

Ma se la contestazione si basa sulla presunta violazione del diretto mandato popolare al presidente del Consiglio, allora non ci siamo più. Perché semmai fuori dai binari della Costituzione c’era la pretesa, invalsa in questi anni, di trasformare la (forzata) indicazione sulla scheda di un candidato premier in una vera e propria nomina diretta, che non c’è perché il capo del governo viene indicato dal presidente della Repubblica ed eletto dal Parlamento. Dunque è specioso considerare arbitraria la scelta fatta a suo tempo da Napolitano di verificare se esistesse un’alternativa alle elezioni anticipate, ed avendola trovata di aprirle un varco nel mare dell’irragionevolezza dei protagonisti del bipolarismo malato. Dunque, mettiamo i puntini sulle i: il governo Monti nasce ed agisce in piena legittimità democratica, così come è legittimo avversarlo per quello che fa.

È invece politicamente riprovevole l’atteggiamento di accoppiare il voto parlamentare favorevole con il massimo di critica, per di più del tutto demagogica. Chi vuole le elezioni anticipate abbia il coraggio e si assuma la responsabilità di votare contro il governo, invece di evocarle per poter lucrare sia dal lato della responsabilità (abbiamo votato la fiducia) che da quello della contestazione (troppe iniquità, se va avanti così andiamo alle elezioni). Sui partiti di lotta e di governo si è eretto il bipolarismo della Seconda Repubblica, ora se si vuole fare la Terza occorrono forze politiche fondate su altri modelli. Sia chiaro, in questa fase di transizione, è bene che esplodano tutte le contraddizioni, e se questo portasse alla spaccatura di Pd e Pdl, ben venga una loro scomposizione e una successiva ricomposizione su altre basi: da un lato i moderati e i riformisti, che avendo a cuore le sorti del Paese appoggiano lealmente e con grande intensità politica il governo, dall’altro gli oltranzisti e i massimalisti, che possono (debbono) andare a tenere compagnia a leghisti e dipietristi.

Ma se invece nel Pdl prevalesse la tesi del restiamo uniti e recuperiamo il rapporto organico con la Lega, e nel Pd continuasse il finto unanimismo che fin qui ha consentito a Bersani di rimanere segretario passando senza soluzione di continuità dalla “fotografia di Vasto” (lui, Di Pietro e Vendola) al dialogo con Casini e Alfano, allora il rischio – mortale –sarebbe quello sprecare l’occasione della transizione e di tornare alla vecchia pratica politica, quella che ci ha portato dritti dritti ad un passo dal fallimento. Facciamo voti perché il 2012 ci riservi tutt’altro. Per intanto, buon Natale.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario