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La strana proposta di Tremonti

Spiaggiato alla partenza

Non è solo un progetto non chiaro, ma anche un modo sbagliato per finire sui giornali

di Davide Giacalone - 27 aprile 2005

Giulio Tremonti, neo vicepresidente del Consiglio, ha proposto: vendiamo le spiagge. Con i proventi si potrà porre mano agli investimenti per il rilancio dello sviluppo e della produzione. I commenti a tale proposta sono stati improntati all’ironia ed alla presa in giro. In effetti la materia si prestava, ma noi no, non ci prestiamo, e cerchiamo di vederla dal lato serio.

Le spiagge italiane sono già oggi affidate ai privati. Quelle che non lo sono si chiamano spiagge libere: non dispongono di servizi, se non ambulanti, ma vi si accede gratis. Non è dato sapere se Tremonti abbia voluto riferirsi a queste ultime, ma suppongo esista un limite al sadomasochismo elettorale e, quindi, dopo l’obbligo di pagare una bottiglia per bere un bicchiere d’acqua e dopo la proposta di dimezzare le porzioni al ristorante, si fatica ad immaginare un governo che proibisca anche di piantare gli ombrelloni. In ogni caso, si tratta di un modo eccellente per allontanare da sé il sospetto del populismo.

Escluse le spiagge libere, dunque, la proposta poteva significare che, anziché concedere le spiagge allo sfruttamento privato (è una concessione, a durata fissa, dietro pagamento di una somma per ogni anno), si pensa di venderle una volta per tutte. Ma lo stesso Tremonti ha subito precisato che non intendeva questo, bensì un diverso regime concessorio, di più lunga durata. Morale della favola: Tremonti si trova sulle prime pagine di tutti i giornali a proporre la vendita delle spiagge, ma, in realtà, egli non lo ha mai proposto, avendo, semmai, avanzato l’idea, non rivoluzionaria, di lasciare le cose come stanno, salvo allungare i periodi di “affitto”.

Taluno crede che, nella gran giostra dell’informazione, la cosa più importante sia salire su un cavalluccio e girare in tondo felici. Felici di esserci. Non è proprio così. Quando si conquistano le prime pagine dei giornali si dimentica, spesso, che li legge una minoranza di persone, solitamente in grado di intendere e volere e, pertanto, adusa alla critica. Mostrarsi per mostrarsi può soddisfare i bisogni di ego problematici, ma, per il resto, non serve a niente.

Il nuovo governo ha davanti a sé poco tempo, il lavoro da farsi non manca, così come non manca la necessità di giungere al giudizio degli elettori con una qualche credibile idea che riguardi il futuro. Spiaggiarsi alla partenza, non per colpa dei venti e delle correnti, ma per l’uso improprio del mezzo, non è, dal punto di vista nautico, un buon esempio che resterà negli annali.

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