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L'Antitrust indaga sul prezzo della pasta

Spaghetti trust

Un'istruttoria che durerà fino a novembre 2008. I produttori hanno ragione

di Davide Giacalone - 25 ottobre 2007

L’antitrust indaga sul prezzo della pasta e lo fa a cottura lenta, con un’istruttoria che potrà durare fino al novembre del 2008. Più di un anno per scolarla, una pacchia per azzeccafusilli. Nel frattempo continueremo a mangiar spaghetti, spendendo molto e sentendoci autorizzati a qualche osservazione immediata, al dente. I produttori di pasta hanno ragione: nel valutare gli aumenti del prezzo al consumo si devono tenere presenti quelli delle materie prime. Peccato, però, che il prezzo del grano è sceso per un lungo periodo, senza che il prezzo della pasta ne abbia risentito, mentre ora che è cresciuto la ripercussione è immediata. Già questo dimostra che il mercato non è aperto e concorrenziale come dovrebbe, perché se i margini crescono sarebbe naturale qualcuno tenti di approfittarne tenendoli più bassi ed ampliando la propria quota di mercato. E’ significativo, del resto, che proprio gli agricoltori reclamino una doppia pezzatura, indicando per i prodotti agricoli quanto sono pagati al produttore e quanto costano al consumatore. Vale per il pane, la pasta, la frutta e la verdura. Leggo che vi sono opinioni differenti sul peso percentuale del prezzo delle materie prime nella determinazione del prezzo finale: dal 22,8 al 65 per cento. E’ singolare che siano opinioni, laddove s’insegna ai ragazzi che la matematica non lo è: i valori legati a ciascun passaggio produttivo possono essere diversi, ed anche questo fa parte della concorrenza, ma discutere di tre ordini di grandezza differenti segnala che si parlano lingue incompatibili. In ogni caso l’aumento dei prezzi, o, meglio, il potere reale d’acquisto non è parente delle percentuali ufficiali e non c’è famiglia (salvo quelle degli spacciatori) che non abbia misurato un’inflazione largamente superiore a quella dichiarata. Ciò, ancora una volta, mette in evidenza che paghiamo molto per mantenere rendite e disfunzioni nel nostro mercato interno, impoverendoci come persone e perdendo competitività. Il governo pensa ad un “garante dei prezzi”. A parte l’idea fasciosovietica che i prezzi si possano fissare con un ufficio, resterebbe da sapere “chi” si deve garantire. L’unica tutela valida è la concorrenza, anche nella distribuzione e vendita. E’ il capitolo delle liberalizzazioni, quelle fallite per i tassisti.

www.davidegiacalone.it

pubblicato da Libero di giovedì 25 ottobre

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