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Cortocircuiti mediatico-giudiziari

Soufflè Bnl. Caro ci costi

Antonio Fazio è stato assolto dopo anni. Intanto però la Bnl è diventata francese. Adesso però chi li paga i danni?

di Enrico Cisnetto - 08 giugno 2012

E adesso, chi paga il danno? Sia chiaro, i francesi di Bnp-Paribas sono stati molto meno invasivi di quanto non si potesse temere (e io stesso avevo temuto), ma pur sempre la Bnl è finita in mani straniere – un’operazione che oggi, alla luce della crisi, non consentiremmo neppure se riguardasse una banchetta mono sportello – per via di un’inchiesta giudiziaria, quella della tentata scalata di Unipol alla stessa Bnl, sulla quale ora è stata messa una pietra tombale. Infatti, a 7 anni di distanza dall’estate dei “furbetti del quartierino”, la Corte d’Appello di Milano non ha soltanto scardinato le accuse che la Procura milanese aveva mosso e assolto 11 imputati su 13 (tra cui anche l’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio), ha anche fatto emergere inequivocabilmente come in quel momento in gioco ci fossero gli assetti dell’intero sistema bancario italiano e che quella partita fu giocata in piena legittimità. Solo che allora una stolta campagna mediatica tendeva a rappresentare nel minore dei casi l’invarianza e nel peggiore il vantaggio che poteva derivare dall’ingresso nel capitale delle povere e antiquate banche italiche, dei colossi di altra nazionalità. E a chi si permetteva di alzare la mano e chiedere un po’ d’attenzione sui pericoli che questa linea da liberisti straccioni poteva ingenerare, giù insolenze. Vi ricordate, l’accusa di aggiotaggio perché quel manipolo di delinquenti voleva sbarrare la strada agli spagnoli del Bbva e formare una cordata italiana per Bnl? Ebbene, ora il reato è stato cancellato “perché il fatto non sussiste”, e in quanto alla ventata di modernità che gli istituti iberici avrebbero portato in Italia, beh basta leggere le cronache finanziare degli ultimi tempi per capire quanto fosse grottesca quella pretesa. Adesso non rimane che riscrivere la storia di quel periodo, magari ammaestrati dalle vicende dell’oggi. Mi riferisco ai fiumi d’inchiostro spesi per dar voce a chi, poco più di un anno fa, predicava che Generali con il pensionamento anticipato di Geronzi avrebbe finalmente potuto sprigionare tutte le sue potenzialità e che così i “salotti buoni” di un tempo sarebbero stati finalmente dismessi. Risultato: i fucilieri sono stati fucilati, e non è detto che sia finita qui. La verità è che prima di far da cassa di risonanza a certe guerre – specie se dichiarate riempiendosi la bocca di altisonanti intenti etici – bisognerebbe pensarci sopra più e più volte. I giornali, così come i tribunali, sono pieni di presunti colpevoli andati poi assolti. Solo che nel frattempo si sono combinati danni, umani ed economici, di cui poi nessuno viene mai chiamato a risarcire

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario