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Bilancio 2012

Sotto l'albero

Sotto l’albero ci sono bei regali, ma anche tanto carbone…Provo a fare una piccola selezione di entrambe le cose.

di Enrico Cisnetto - 24 dicembre 2012

Che Babbo Natale abbia fatto un’opa sulla Befana? Sotto l’albero, infatti, ci sono bei regali, ma anche tanto carbone…Provo a fare una piccola selezione di entrambe le cose. Partiamo da quelle cattive. Il dono peggiore di questo 2012 sono sicuramente i dati macroeconomici. Altri due punti e mezzo di pil bruciati – dal 2008, al netto della ripresina del 2010-2011, fanno qualcosa come 115 miliardi di ricchezza nazionale andati in fumo – e il sistema produttivo ha perso valore (-25% dal 2007 a oggi). Di conseguenza, la disoccupazione, specie giovanile, ha raggiunto percentuali che fanno temere tensioni sociali. La pressione fiscale è arrivata a livelli insopportabili, e la lotta all’evasione – pur necessaria – ha fatto scappare il denaro, bloccato i consumi e si è resa odiosa più a chi paga che a chi fa il furbo. Ciononostante non sappiamo se occorrerà una manovra correttiva ulteriore per azzerare il deficit, mentre il debito ha raggiunto e superato la fatidica quota di 2000 miliardi, portandosi al 127% del pil. Per fortuna sembra essersi consolidato lo spread a 300 punti, quasi la metà delle punte massime, ma il timore è che esca dalle urne un quadro politico instabile e dunque il differenziale a danno dei nostri Btp torni a salire.

Sul fronte micro, carbone col marchio Finmeccanica (non c’è un’idea che una su come venirne fuori), Ilva (equamente distribuito tra i Riva e la magistratura) e Fiat (le promesse di nuove produzioni suonano persino ridicole). Ma anche per chi continua a spezzare carriere con un uso a dir poco disinvolto delle accuse e delle azioni giudiziarie (un esempio per tutti, gli arresti domiciliari e le conseguenti dimissioni di Giuseppe Biesuz di Trenord) e chi maneggia il diritto come un rovescio (penso all’ingiusto commissariamento dell’Ordine dei commercialisti, che ha indotto il presidente Siciliotti a ritirarsi, caso di stile più unico che raro in Italia). L’elenco potrebbe essere infinito, ma è meglio passare al reparto “cose buone”.

Sul piano macro, oltre al già citato spread (ma per essere ottimo deve scendere sotto quota 200), vale la pena di segnalare “l’effetto Draghi” (trattasi di euroregalo, ma l’uomo dell’anno è italiano…) e l’export, che ancora una volta ha sostenuto l’economia produttiva, altrimenti in difficoltà per il blocco della domanda interna. E, passando al micro, è proprio l’elenco di chi in questi tempi grami si è distinto per conquiste all’estero che va appesa all’albero natalizio: da Fincantieri che finalmente esce dall’angolo e comprando Stx Osv raddoppia e diventa il primo player occidentale della cantieristica, a Autogrill, che si è aggiudicata i duty free di tutti gli aeroporti spagnoli, consolidando la sua natura di multinazionale con base italiana. Due storie, queste che negli ultimi anni hanno eguali solo nelle formidabili conquiste americane di Luxottica e Lottomatica. Più piccole ma comunque significative le operazioni di marchi del made in Italy: da quello alimentare con Barilla e Rana, che hanno aperto ristoranti negli Usa, al tessile-abbigliamento con Miroglio e Stefanel, che hanno aperto negozi a Mosca e in Vietnam. Ma una menzione merita anche Adr, che ha saputo pazientemente aspettare contratto di programma e aumenti tariffari (dal governo tecnico ci saremmo aspettati maggiore rapidità) e ora è pronta a investire 12 miliardi per rendere Fiumicino un aeroporto di standing internazionale. Buon Natale.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario