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Le illusioni di un paese malato

“Sorpasso” sugli inglesi?

Andiamoci piano con l’alimentare aspettative prive di fondamento

di Enrico Cisnetto - 11 novembre 2009

Soltanto un paese malato, accecato dalle illusioni e affetto da un eccesso autocompiacimento, può scambiare una previsione qualitativa sul futuro per un dato quantitativo relativo al presente. Solo così si spiegano non tanto le reazioni del Governo, del tutto fuori misura ma pur sempre comprensibili per ragioni di consenso, quanto quelle dei media, che di fronte al “super-indice Ocse” in crescita per noi e alla “presunta” notizia che il pil tricolore ha scavalcato quello della Gran Bretagna, si sono infantilmente affrettati ad accreditare agli occhi dell’opinione pubblica il quadro di un’Italia in piena ripresa, tanto da essere diventata la locomotiva dell’economia mondiale. Suvvia, non scherziamo, che la materia è troppo seria per cianciare. Intanto, il Composite Leading Indicator dell’Ocse serve a cogliere, con un semestre di anticipo, i punti di svolta del ciclo economico, non a misurarne l’intensità. Quindi il +17 annunciato venerdì – che peraltro va algebricamente sommato al -32 delle scorse rilevazioni – ci preannuncia la fine della recessione, non quanta ripresa ci sarà e se sarà maggiore di quella degli altri paesi.

Anche perché le sei voci di cui il super-indice si compone nella versione italiana (tre dell’Isae sulla fiducia di consumatori e imprese, due dell’Istat e una della Banca d’Italia) lo rendono diverso da quello usato altrove (ogni paese ha il suo indice) e quindi poco comparabile. Attenzione, già sapere che si prevede che nella primavera 2010 saremo fuori da tunnel è di ottimo auspicio, ma un conto è la cauta fiducia che se ne può trarre e un altro “sparare certezze” come fatti acquisiti. Perché sul piano dei dati certi – che inevitabilmente fotografano un passato recente, ma pur sempre il passato – finora sappiamo che nel primo semestre 2009 abbiamo registrato una caduta del pil di 5,9 punti percentuali e che negli ultimi 12 mesi abbiamo perso il 25% della produzione industriale. Punto.

Ma la cosa più fuorviante è usare il parametro della ricchezza prodotta al lordo dei tassi di cambio per stilare improbabili classifiche. Infatti, il tanto sbandierato “sorpasso” sugli inglesi – a parte il fatto che sarebbe comunque un arretramento della Gran Bretagna e non viceversa – è un’illusione ottica dovuta al fatto che la sterlina ha perso un quarto del suo valore sull’euro.
Tanto è vero che la classifica del Fondo Monetario, che è fatta a parità di poter d’acquisto delle monete, piazza l’Italia al decimo posto e il Regno Unito al settimo, con un pil di quasi un quinto superiore al nostro. Se poi ragioniamo in termini di reddito pro-capite, sempre al netto delle variazioni di cambio, si vede come gli inglesi siano al ventesimo posto e noi al ventisettesimo, superati anche dalla Grecia e di un posto sopra la Spagna.

Dunque, non fosse altro che per queste semplici verità, oltre che per ragioni prudenza, andiamoci piano con l’alimentare aspettative prive di fondamento. Anche perché la Confindustria ha lanciato l’allarme che un milione di imprese sono a rischio di chiusura, e se anche fosse vera la stima prudenziale di un banchiere come Passera, da lui stesso definita minima, di 250 mila, questo significherebbe tra 750 mila e 3 milioni posti di lavoro in meno. E a quei disoccupati, così come agli imprenditori in fallimento, vai a raccontare del “super-indice” o del “sorpasso”…

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario