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Dimissioni di massa

Sono fuori di testa

Mentre è sempre più concreto il rischio di nuove elezioni, l’Italia che funziona attende, invano, una nuova classe dirigente

di Davide Giacalone - 27 settembre 2013

Alla fine hanno fatto il regalo a governo e sinistra, autorizzando a mettere sul conto della frustrazione del centro destra la responsabilità dell’inconcludenza. La scelta delle dimissioni dei parlamentari, singole ma tendenzialmente collettive, è disperata e disperante. Le reazioni, però, compresa quella del presidente della Repubblica, sono a loro volta prive di saggezza, quando non direttamente rabbiose e generatrici di rabbia. L’Italia scivola verso il commissariamento. Il governo che ha sbagliato i conti e mentito sul deficit farà una manovra d’aggiustamento, a spese degli italiani, affermando che a ciò si giunge perché una forza politica gli ha troncato le gambe. Sarà l’ennesima falsificazione, ma agevolata.

Proviamo a stare sul terreno della razionalità. L’annuncio delle dimissioni cambierà la sorte della decadenza? No. Semmai il contrario, fornendo un ulteriore alibi a chi accusa la destra di atteggiamenti anti-istituzionali. L’errore originario, del resto, sta nella legge Severino, che loro votarono. Oggi dicono: non è retroattiva. Ma se suppongono di potere difendere questa posizione, affermando che è bene un parlamentare decada se condannato, ma solo ove abbia commesso il reato dopo l’approvazione di quella legge, hanno perso il senso della realtà. Se le dimissioni verranno date, quale sarà la conseguenza? Le elezioni. La sola ipotesi che si possa governare in un Parlamento in cui è avvenuta una secessione segnerebbe, in capo agli altri, la medesima sindrome da perdita del senso della realtà.

Qui si apre un problema, giacché molti osservatori ricordano le parole di Giorgio Napolitano e le hanno messe nel conto dei possibili eventi imminenti: le sue dimissioni. Non è il momento delle sfumature e del cincischiare, quindi è bene essere chiari: sarebbe un passo folle. Una ripicca priva di responsabilità. In nulla giustificata dalla disperata e disperante scelta del centro destra. Voglio escludere che ci stia pensando.

L’unica maggioranza possibile, in questa legislatura (come alla fine della scorsa e non escludendo l’inizio della prossima) consiste nel convergere dei voti del Pd e del Pdl. Se qualcuno si sottrae si vota. La parola passa agli italiani. Non sarà tempo guadagnato, ma almeno non sarà tempo ulteriormente perso. Che si sarebbe giunti a questo punto era prevedibile e previsto. Cosa Napolitano avrebbe potuto fare, subito dopo la sua rielezione, lo abbiamo scritto. Egli ha preferito usare i seggi dei senatori a vita non per chiudere la stagione della seconda Repubblica, ma per supporsi dominus capace di scelte fru-fru.

Triste Paese quello in cui le cattedre di ragionevolezza e senso delle istituzioni, di prudenza e senso della storia, sono state usate per far legna e accendere falò. Chi, in questa situazione, suppone di avere l’occasione per prevalere è imporsi è semplicemente fuori di testa. Mentre l’Italia che funziona e corre, che produce ricchezza e compete nel mondo, attende che una nuova classe dirigente si metta alla sua testa. Sarà attesa vana, se la politica verrà lasciata a tale disfacimento.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario