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Public Policy

Scandalo-spazzatura e commissariamento

Soluzioni da non buttare via

La spesa pubblica può creare problemi, la buona politica risolve e risparmia.

di Davide Giacalone - 09 luglio 2007

Se dura da decenni non è un’emergenza. Quello della spazzatura è uno scandalo. Se è lì da tre lustri, vuol dire che anche il commissariato è inutile. Le soluzioni esistono, ma si deve smantellare la burocrazia e si devono chiamare i responsabili di sprechi e peggio, Bassolino in testa, a risponderne. Tra quel che si deve riciclare non sono compresi.

Ho già dato le dimensioni del malaffare, abbiamo già visto che montagne di quattrini sono finite nelle tasche della camorra. Adesso ragioniamo in positivo: c’è un modo per uscirne? Certo, ribaltando il modo in cui si è fin qui ragionato. Lo smaltimento dei rifiuti è un affare, se ne può trarre ricchezza. I cittadini non devono essere tassati (ed i napoletani lo sono più di tutti) in ragione della potenziale produzione di spazzatura, ma premiati in proporzione al contributo che danno al suo trattamento. La pubblica amministrazione non deve stanziare soldi, fare assunzioni, comprare mezzi ed investire in impianti, deve limitarsi a tutelare gli interessi collettivi, controllando che chi, privato, svolge quel lavoro non ometta nulla di quanto previsto nel contratto.

Lo Stato faccia il suo mestiere: decida dove devono collocarsi discariche ed impianti di riciclaggio ed incenerimento, sapendo difendere le decisioni prese. Poi si metta a gara la raccolta ed il trattamento successivo, detraendo dal costo la ricchezza che il privato gestore dovrà trarre dal riciclo (ottimo l’esempio della carta) e dalla produzione d’energia. Già così ci costerebbe tutto meno. Chi vince l’appalto lasci in garanzia somme molto impegnative, chi sgarra le perde. Il cittadino che aiuta nella raccolta differenziata paga meno di quello che se ne frega, chi porta la spazzatura nei punti di raccolta assai meno di chi la lascia fuori dal portone. Comportamenti virtuosi protratti nel tempo danno diritto a pagare meno tasse locali. La direzione in cui andare è opposta a quella del decreto governativo: non si devono costringere gli amministratori locali ad utilizzare consorzi regionali costosi, clientelari ed inefficienti, ma ciascuno di loro risponda alla cittadinanza della propria capacità di creare o inserirsi in un sistema virtuoso, che porti pulizia e meno carico fiscale. La spesa pubblica può creare problemi, la buona politica risolve e risparmia.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di lunedì 9 luglio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario