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Il 9,3% si dichiara puramente di centro

Sinistra e destra, differenza psicologica

Nel volume dell’Itanes la chiave per capire l’elettorato italiano. In attesa del terzo polo

di Mirko Barausse - 14 febbraio 2006

Cosa vuol dire essere di sinistra o di destra? È questa la domanda che sta alla base della ricerca condotta da Itanes, Italian National Election Studies, edita da Il Mulino nel libro Sinistra e destra. Le radici psicologiche della differenza politica. In 192 pagine i ricercatori del programma di ricerca su comportamento elettorale ed opinioni politiche degli italiani, promosso dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna, provano a chiarire uno dei più dibattuti quesiti dell’Italia post-unitaria. L’impostazione della ricerca sociale è chiara: tralasciare idee e concetti a favore del punto di vista degli elettori. Ma come si identifica un elettore di destra da uno di sinistra? Se dal 1968 al 1985 classe, religione e territorio rappresentano infallibili coordinate d’assimilazione politica, nel 2001 ciò non è più così. Secondo i ricercatori si tratta di un mutamento dovuto ad un processo culturale di rafforzamento degli aspetti individuali e di indebolimento di quelli collettivi, legato al tramonto del vecchio modello industriale, gerarchico e centralizzato, sostituito dal primato del terziario e da un modello lavorativo dinamico e allo stesso tempo instabile.
Chiave di lettura dell’uomo-elettore è, in questo libro, la psicologia sociale, che declina in chiave empirica “l’indotto” di domande generate dal quesito “destra-sinistra”. Nel primo capitolo gli intervistati, sulla base delle loro risposte, vengono collocati in sinistra o centro-sinistra, centro, centro-destra o destra, non collocati sulla dimensione sinistra-destra. Questi ultimi rappresentano il gruppo più numeroso: 38,7% rispetto al 26,5% di persone di sinistra, il 25,5% di persone di destra e il 9,3% di persone di centro. Nel secondo capitolo si parla del lessico utilizzato dagli intervistati per auto-definirsi politicamente. Dall’analisi emerge un profondo disorientamento ideologico che porta il 50% degli intervistati a non riconoscersi in definizioni politicamente connotate. Interessanti sono, inoltre, i capitoli centrati sul tema delle identificazioni politiche, che vedono un orientamento più “coalizionale” degli elettori di sinistra, che per alcuni aspetti convive con una forte identificazione con il partito, rispetto ad uno più “partitico” degli elettori di destra. Identificazione, tuttavia, che anche in minima parte può essere “viziata” dalle attuali contingenze dettate dal contesto politico-partitico italiano. Alle emozioni in politica e dalle diverse emotività dell’elettorato di destra e di sinistra è dedicato un intero capitolo. Così come per il senso di efficacia politica, ossia la percezione di poter agire con più o meno successo in ambito politico.
Seppur connotando in modo soddisfacente i nuovi elettori italiani, la ricerca lascia aperta un’enorme porta sul partito dei “non allineati”. Caratterizzati da “definizioni politiche di sé poco articolate, alti livelli di insicurezza collettiva e individuale, elevato pregiudizio nei confronti di persone e gruppi percepiti come diversi da sé nonché da un senso di efficacia politica molto basso”. In attesa di una terza via o di una Terza Repubblica e in piena campagna elettorale, gli attuali schieramenti politici hanno di che lavorare per ottenere il consenso, vincente, di questo partito.

ITANES “Sinistra e destra. Le radici psicologiche della differenza politica”, a cura di P. Catellani e P. Corbetta, Edizioni Il Mulino, Bologna 2006, pp. 192, Euro 12.

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