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Perdita d’identità e smarrimento

Sinistra al collasso

E l’assenza dell’opposizione induce altri poteri a colmarne il vuoto

di Davide Giacalone - 30 giugno 2008

Il collasso politico della sinistra, l’incapacità di interpretare l’importante ruolo dell’opposizione, può avere conseguenze pericolose. Si vede anche nelle questioni giudiziarie. La sinistra, certo, ha perso le elezioni, ma il trauma politico, la perdita d’identità e lo smarrimento programmatico pesano molto di più del non essere riusciti a convincere una parte del proprio elettorato ad andare a votare. Alle sconfitte si rimedia, e da quando è nata la così detta seconda Repubblica, del resto, la vittoria è in altalena: ora la destra, la volta dopo la sinistra, quindi ancora la destra, e così via. Più difficile rimediare allo spaesamento. Poco male, penserà qualcuno, un governo senza opposizione si muove meglio e più liberamente. Niente affatto.

L’assenza d’opposizione politica induce altri poteri a credere di poterne occupare lo spazio. Insomma, nessuno potrà mai farmi credere che un processo dove Berlusconi è imputato ed un’inchiesta che lo intercetta giungono casualmente a cottura nello stesso momento, dopo mesi ed anni di stop and go. E cosa analoga valeva per certi uomini della sinistra, accusati da membri del governo e dimenticati nel prosieguo. Noi, che teniamo la testa sulle spalle, lo dicemmo anche allora e subito puntammo il dito non contro l’inchiesta (mai fatto), ma contro la sua strumentalità politica. La sinistra, invece, non è capace di questo riflesso, ed anzi è alleata con la più evidente escrescenza politica di questa deviazione costituzionale. E’ il vuoto che oggi riempie le loro teste a dar spazio all’avventurismo giustizialista. E lo scrivo con preoccupazione, mica con piacere.

Anche lo scontro in corso, nella sinistra, non depone bene. I prodiani rivendicano l’eredità di una formula utile a vincere, ma che ben due volte s’è sfasciata nella prova di governo. Veltroni era partito col piede giusto, rivendicando identità e coerenza programmatica, salvo perdere entrambe nelle alleanze e nell’assenza di proposte che non siano frasi ad effetto. D’Alema guarda oltre e fonda “red”, che sarà pure inglese, ma significa rosso e dimostra quanto il più intelligente faccia fatica a capire che non è morto solo il comunismo, seppellito fra i mostri della storia, ma anche la socialdemocrazia. Queste sinistre macerie pesano sulla buona salute della democrazia.

Pubblicato su Libero di lunedì 30 giugno

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