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La tentazione dell'”uomo forte” che non c'è

Si va al referendum, poi si vedrà

La vera sfida è fare quello che si dice e dire quel che si pensa

di Elio Di Caprio - 19 luglio 2007

Oportet ut referendum eveniant: andrebbe riattualizzato il vecchio detto latino “oportet un scandala eveniant”. Sembra che solo attraverso la minaccia o la spada di Damocle del referendum elettorale le forze politiche si decideranno a dare vita ad una nuova legge che, chissà perchè, questa volta dovrebbe obbedire a criteri di interesse generale di buon funzionamento delle Istituzioni e non alle convenienze particolari del partito X o del partito Y. Dovrebbe verificarsi d"incanto tutto il contrario di ciò che avviene da più di dieci anni : i grossi partiti che sperano di rimanere tali ( con o senza sistema bipolare) a spese dei vari groppuscoli nati come funghi proprio a seguito della crisi di credibilità delle due coalizioni di centrosinistra e di centrodestra, ed i piccoli che non si accontentano di un diritto di tribuna, ma vogliono contare e ricattare gli altri oltre la forza della loro consistenza numerica. Bella gara a somma zero se si continua a considerare la legge elettorale come l"unico grimaldello per venire a capo della confusione odierna e della conseguente instabilità decisionale. E" sempre più evidente che una riforma costituzionale condivisa che preceda o accompagni una nuova legge elettorale è di vitale importanza se non si vuole continuare sulla strada delle fughe in avanti, dei rattoppi, del minuetto propagandistico su chi vuole le riforme, quali riforme e con quali modelli (tedesco o francese per ora).

Secondo un recente sondaggio demoscopico di “Repubblica” la maggioranza degli italiani vorrebbe un “uomo forte”, visto che è impossibile un governo forte, perchè almeno qualcuno faccia chiarezza nel marasma e si assuma le responsabilità di fondo imprimendo un corso virtuoso di serietà e di rigore allo svolgersi sempre più affannoso delle nostre vicende interne. Non è ovviamente un"ansia da dittatura secondo i riflessi condizionati dovuti a vecchi schemi mentali, ma la testimonianza della persistente insoddisfazione su come viene assicurata la governabilità del nostro Paese. Chi ha firmato per il referendum elettorale ha voluto dare un preciso segnale in questo senso, di insofferenza latente e di cauta speranza che ci si possa liberare dai lacci del sistema. Ma poi, a destra come a sinistra, a sentire i sondaggi, affiora l"apparente tentazione dell"uomo forte per uscire dal pantano.

Viene subito alla mente la figura osannata di Nicolas Sarkozy in Francia che dice quello che pensa e fa quello che dice, con il vantaggio di avere alle spalle un sistema presidenziale ben più solido del nostro. Potrebbe mai succedere ciò che succede in Francia nell"Italia dei messaggi cifrati, dei giochi e giochetti a dire e non dire per stanare l"avversario più che per esprimere una linea convinta e responsabile? Eppure lo stesso Sarkozy non si adagia sul presente, ha il coraggio e la lungimiranza di creare all"interno del suo gabinetto una figura apposita responsabile per le riforme costituzionali. Come a dire che in Francia dove non si è mai fatto scandalo per i super poteri decisionali conferiti all"Esecutivo ed al “Presidente di tutti i francesi” si considera ugualmente importante procedere agli aggiustamenti necessari richiesti dai tempi per fronteggiare le nuove problematiche di convivenza ( simili alle nostre) venute alla luce nell"ultimo ventennio. E da noi? Siamo alla ricerca cieca di un Sarkozy nostrano di sinistra ( Veltroni?) o di destra (Fini?). Non ci rendiamo conto che la caccia al leader, magari attraverso le primarie per Veltroni o per gentile concessione successoria del principe Berlusconi nel caso di Fini, è fuori tempo e comunque in ritardo .

Si tratta pur sempre di leadership usurate che hanno logorato la loro pubblica credibilità partecipando al teatrino mediatico e di potere a cui non sono stati mai capaci di sottrarsi. E chi potrebbe mai dire che un Veltroni o un Fini, più di Berlusconi e Prodi, fanno o farebbero quello che dicono, come sembra invece il caso di Sarkozy? Gianfranco Fini farebbe fatica a far dimenticare i malaccorti equilibri della scorsa legislatura che lo hanno indotto a impelagarsi in una riforma costituzionale battuta dal referendum e dovrebbe farsi perdonare il suo concorso ad una legge elettorale, il “porcellum”, che egli stesso considera ora pessima chiedendone l"abrogazione via referendum. A Veltroni toccherebbe dimostrare nei fatti, oltre l"aureola che gli è stata appiccicata addosso, la capacità di coniugare assieme passione e realismo riformista per potere interpretare un centrosinistra moderno di cui finora non si è vista traccia. Le culture politiche purtroppo continuano ad essere quelle che sono se Pannella dice ancora la sua dopo 50 anni ed Emma Bonino cerca spazio accusando la prepotenza dei “comunisti” con cui pure si è accordata per convivere ed andare al governo. Non si intravvedono leaders di statura, genuninamente innovatori. Più che rincorrere la soluzione dell" “uomo forte” che non c"è e che comunque questa mediocre stagione politica non è in grado di esprimere, basterebbe puntare alla creazione di un sistema politico moderno, se non come quello francese, almeno abbastanza forte , organizzato e finalmente adatto ai tempi.

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