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Medioriente: futuri scenari

Si prepara la guerra ad Israele

Iran, aspirante potenza regionale assetata di potere. Noi siamo già nel mezzo

di Davide Giacalone - 23 novembre 2006

Stanno preparando la guerra ad Israele, per propiziare la salita dell’Iran al rango di potenza regionale e protagonista mondiale. La Siria se ne gioverà, e per questo è nella partita, uscendo dall’isolamento e mostrandosi interlocutore necessario per l’occidente. Perché la minaccia sia reale occorre che il Libano sia nelle mani delle milizie sciite di Hezbollah, ed è per questo che è stato assassinato prima Rafik al Hariri, sono stati commessi altri omicidi politici, ed infine (per ora) è morto Pierre Gemayel. La cosa ci riguarda direttamente, perché non solo i nostri militari sono esattamente nel mezzo del conflitto già in atto, ma il trascinarsi delle ambiguità brucia il tempo necessario ad evitare che siano le armi a scrivere questa pagina di storia.
Iraniani e Siriani hanno un convergente interesse in Libano. I primi lo usano per portare ad Israele una guerra per procura, mostrando tutta la reale concretezza della minaccia armata. I secondi lo ritengono addirittura territorio proprio, vivendo ancora come ingiusta amputazione la scelta di destinare quell’area alla sopravvivenza dei cristiano maroniti (1916), dopo la lunga lotta contro turchi e francesi. Il Libano nasce come Stato laico, comprendente diverse etnie e diverse religioni. Purtroppo questa è anche la causa di ricorrenti e ferocissime guerre civili. Ci risiamo, ma con protagonisti nuovi, come gli iraniani. Il presidente di questo Paese, Ahmadinejad, si è rivolto a Prodi dicendosi disposto a discutere (bontà sua), ed il nostro presidente del Consiglio gli ha risposto dicendo di considerare legittima l’aspirazione iraniana ad essere una potenza regionale. Già, ma gli iraniani sono sciiti, sono una minoranza nel mondo islamico, e neanche ben vista, quali mezzi useranno per farsi valere? Hanno scelto di mettersi alla testa dell’attacco contro l’avamposto dell’occidente e della libertà: Israele.
La prima ondata è servita a mostrare quanto debole è la reazione internazionale e quanto fragili gli equilibri politici interni ad Israele, dove i fautori della pace e del ritiro unilaterale da Gaza devono ora fare i conti con un terrorismo che colpisce da ambo i lati. La seconda ondata si prepara destabilizzando il Libano. Noi siamo nel mezzo, ostaggi di un Iran assetato di potere ed in corsa verso l’atomica.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario