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Una proposta per le giornate della Memoria

Shoah, cosa condannare e onorare

I negazionisti sono dei reietti dell’umanità, ma fanno più paura gli anti-israeliani

di Davide Giacalone - 24 gennaio 2007

Mastella ha proposto di punire, penalmente, quanti negano che sia mai esistita la Shoah, l’Olocausto. Lo strumento è sbagliato, la condanna deve esserci, ma questa volta sia morale e politica. Piuttosto il ministro si guardi attorno e si chieda se è più pericoloso David Irving, il professore inglese condannato a tre anni, in Austria, per negazionismo, oppure gente come Ahmadinejad, o quelli di Hezbollah, che non solo negano la Shoah, ma vogliono concretamente ed immediatamente cancellare Israele dalla carta geografica ed annientare gli ebrei. Se lo chieda, e si domandi anche: da che parte sta il governo nel quale mi trovo, con chi passeggia il mio collega degli esteri?

Il prossimo 27 gennaio sarà la “Giornata della Memoria”, ho una proposta su come onorarla. Non è una buona idea quella di volere processare chi dice che le camere a gas non ci sono mai state, come anche i campi di concentramento, che mai quegli occhi di bimbi furono condotti nelle camere delle torture e delle sperimentazioni, che mai ci si dovette chiedere, con Primo Levi, “se questo è un uomo”. Chi sostiene quelle tesi è un reietto, una bestia, un ignorante senza confini. Che scriva, che pubblichi, che parli al pubblico che si merita e che lo merita. Non vedo perché debba fargli la cortesia di considerarlo un criminale, di nutrirlo in una patria galera. La storia, si sa, si scrive e si riscrive, continuamente cercando e cambiando. Capita che in questo lavoro s’inserisca qualche fanatico o qualche cretino allo stato puro. Saranno eliminati, rifiuti quali sono. Ma il negazionismo non vive solo la sua forma libresca, non produce solo carta buona per altri e più pratici usi, è anche una dottrina politica che nega il passato per riproporlo in futuro.

Il guaio delle giornate dedicate alla Memoria è che rischiano di scivolare nella retorica, nella stanchezza e nella ripetitività. Facciamone una giornata che richiami alla memoria del presente. Non possiamo chiedere a tutti di condividere la politica del governo israeliano, ma possiamo chiedere, a tutti, di gridare due cose: 1. che si ribadisca il diritto all’esistenza ed alla sicurezza dello Stato d’Israele; 2. che si consideri nemico della civiltà e dell’umanità chiunque non riconosca quei diritti, o proclami di volere distruggere Israele.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero del 24 gennaio 2007

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario