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Verso una stagione di ragionevolezza

Serve una vera Costituente economica

In Italia manca la coscienza collettiva del pericolo e i politici fanno spallucce

di Davide Giacalone - 05 ottobre 2007

I sindacati degli statali proclamano lo sciopero, anche se l’astensione dal lavoro non sarà un’esclusiva del prossimo 26 ottobre. Non hanno neanche torto perché, in assenza di politica e di riforme, il governo ha firmato dei patti, ma nella finanziaria non si trovano le risorse per onorarli. Già solo così, questo è il ritratto dell’Italia che affonda: lavoro non produttivo e male organizzato, sprechi a carrettate, quelli che lavorano pagati troppo poco, politica incapace e sindacalismo corporativo. La soluzione sarà: più soldi per tutti, da mettere a debito dei giovani, per giunta disoccupati, così sarà un po’ più profonda la buca. Sul tutto: chiacchiere mendaci.

Il ministro della funzione pubblica ha capito di non avere alcuna funzione, se non privata, così ha provato a dire qualche cosa di riformista: ogni tre prepensionati assumiamo un solo nuovo statale. Essendo tutta spesa pubblica costa meno pagare le pensioni che pagare gli stipendi, ma in Europa l’età pensionabile cresce, mentre da noi si riduce ulteriormente. Chi lo spiega agli altri lavoratori? Il nuovo assunto, poi, lo mettiamo nella stessa condizione dei tre che manteniamo a casa, e in sei mesi impara l’arte del non lavoro. Hanno detto a Nicolais di scordarselo. Lui ha fatto spallucce, sperando che il governo duri, e con quello la pacchia di sentirsi chiamare ministro. Ma non aveva torto, anche per il governo potremmo fare uno scambio tre contro uno.

Vinceranno i sindacati, la spesa pubblica corrente continuerà a svenarci e sarà sempre più indirizzata a pagare quel che non produce, a ripianare le voragini dei conti regionali senza che nessuno ne risponda, a pagare enti locali irresponsabili, senza alcun federalismo fiscale, a pagare gli interessi sul debito, indirizzati anche a chi, all’estero, guadagna nel vederci affondare. Però ne parlano solo gli addetti a non si sa quali lavori, manca la coscienza collettiva del pericolo, mentre si alimenta l’ingordigia delle singole corporazioni, la corsa a strappare gli ultimi brani di carne. Non è solo il governo Prodi, il decomposto che cammina, ma un intero mondo politico prigioniero delle miserevolezze. Occorrerebbe una vera Costituente economica, una stagione di ragionevolezza, sperando di trovare le forze per rompere la stagnazione d’idee e coscienze.

Pubblicato su Libero di venerdì 5 ottobre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario