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Laboratorio politico per un confronto paritetico

Senza nuove regole, nessun traguardo

Commento di un sostenitore di Società Aperta al <a href='http://www.terzarepubblica.it/articolo.php?codice=832 ' target='_blank'>comunicato stampa</a> del 31 maggio 2006

di Mauro Buzzatti - 06 giugno 2006

Ho il torto di non aver mai ucciso un commissario di polizia, per cui non sono mai diventato un autorevole articolista di quotidiani e periodici, opinion leader di trasmissioni televisive, con tanto di collegamento carcere-studio televisivo, o assegnatario di cattedre universitarie; mi resta la sola consolazione che non devo attendere la nomina del prossimo Presidente della Repubblica per godere della mia libertà.
Molto più modestamente mi occupo del mio lavoro e, parimenti alla stragrande maggioranza degli italiani, subisco la non politica di questo Paese che mi impedisce di conoscere il mio prossimo status di pensionato, di avere sollievo sul destino di un figlio neolaureato, di conoscere con ragionevole attendibilità, come sarebbe sacrosanto, la sorte dei miei modesti risparmi, di ipotizzare il futuro di questo Paese in declino, che rischia di soccombere alle economie emergenti senza saper contrapporre rimedi che pure sono alla sua portata.
Lo scenario che abbiamo di fronte è decisamente sconsolante, atteso che anche il più sprovveduto degli osservatori può rendersene conto se si sofferma a considerare alcuni indicatori che, per dirla con Cisnetto, pesano come macigni.
Non mi soffermo ad elencare le riforme che attendono da decenni di essere varate, tutti le conosciamo molto bene.
Ciò che, invece, desidero stigmatizzare è l’assoluta impossibilità di giungere a qualsiasi traguardo se non si cambia registro, se non si trova il modo di riscrivere regole di governabilità, che impediscano a maggioranze solo elettorali di non governare e alle oligarchie dei partiti di imporre nulla più di obbedienti peones su liste bloccate, espropriando, di fatto, il diritto di scelta dell’elettore.
Che pena osservare lo sguardo assente e malinconico del Presidente della Camera alla sfilata militare del 2 giugno, che con il corpo rappresentava lo Stato e con la mente vi si opponeva, idealmente al fianco della frangia estremista che ha sempre rappresentato.
Che credibilità può vantare un siffatto Governo, soprattutto in campo internazionale, chi può onestamente pensare che ci sia la possibilità, anche la più remota, che Prodi & C. possano mettere mano alle emergenze del Paese?
Ho seguito con estremo interesse il ragionamento di Società Aperta e mi sono convinto che la trasversalità ai partiti e ai movimenti sia il suo vero punto di forza, se resterà tale!
Aggregare consensi, i più ampi possibile, sull’idea della Costituente credo sia un lavoro davvero improbo, ma non impossibile, così da sottrarre la politica a dilettanti o a chi, una volta entrato nel meccanismo perverso, ci si adatta con fulminea prontezza.
Auspico, pertanto, un deciso impegno da parte di tutti coloro che intendono affrontare i problemi con l’autorevolezza della conoscenza, la chiarezza dell’obiettivo e il pragmatismo dell’azione.
Ritengo potrebbe essere utile diffondere il messaggio di Società Aperta rintracciando collaborazioni attive nelle singole regioni d’Italia, così da far crescere un movimento di opinione qualificato, che sappia confrontarsi con la politica territoriale e favorisca la sensibilizzazione di coloro che credono nella forza delle idee e trovino il modo di rendere disponibile la loro professionalità una volta condivisa la strategia e gli obiettivi.
L’allestimento di un calendario di incontri/confronti tra coloro che manifesteranno concretamente la loro disponibilità al progetto potrebbe garantire la miglior circolazione delle informazioni e alimentare la motivazione nell’allestimento di un “laboratorio politico” che acquisisca l’autorevolezza necessaria per un confronto paritetico con le forze attualmente in campo.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario