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Public Policy

Le soluzioni di Monti

Senza alternative

Quello che si sarebbe dovuto fare prima

di Davide Giacalone - 07 dicembre 2011

Non ha alcun senso rimprovevare a Mario Monti iniquità o durezza dei sacrifici. E’ evidente che aumentare il prezzo dei carburanti è un mezzo tanto antico quanto scontato di far cassa. E’ evidente che aumentare di due punti l’iva, sebbene nella seconda parte del prossimo anno, avrà effetti recessivi (senza dimenticare che il precedente governo già l’aumentò di un punto). Non c’è bisogno di lacrime ministeriali per valutare i dolori di una così brusca (ma dovuta) anticipazione dei già previsti rigori pensionistici. E’ tutto fin troppo ovvio è scontato: questa è la missione per cui questo governo è nato. Questo il suo dovere.

Equità, compensazioni, riforme strutturali e istituzionali dovrebbero essere materie schiettamente politiche. Stiamo ancora aspettando che i grossi partiti escano dal coma e ci dicano cosa intendono fare. In assenza di segnali e idee convincenti il governo dei non eletti ha una missione da compiere, e la sta assolvendo. Chi se ne mostra stupito, o addirittura scandalizzato, è un ipocrita, se non direttamente uno sciocco. Si poteva far prima? Si sarebbe dovuto. Ma, attenzione, non le misure emergenziali, bensì quelle strutturali. Un anno fa lo spread fra btp e bund tedeschi stazionava attorno ai 150 punti base, non avrebbe avuto senso mettere mano alla mannaia.

Rimproverarselo o rimproverarlo non ha senso. Però sapevamo tutti (e lo scrivevamo) che pensioni e previdenza non erano in equilibrio, anche se qualcuno lo negava. Sapevamo che un debito del 120% non è gestibile con una valuta non governabile, ma si è fatto finta di niente. Sapevamo di avere una crescita inferiore alla già non buona media europea, eravamo consapevoli di perdere, da quindici anni, competitività, ma non si è provveduto. La maggioranza di centro destra non è stata in grado di cambiare quel che era necessario, l’opposizione di sinistra era contraria e conservatrice. Questo è il mondo politico che, avendo fallito, ha consegnato a Monti il compito di rimediare.

Non è, quella di oggi, una bella scena, ma è l’unica praticabile. Le responsabilità sono diffuse e le geremiadi non servono a nulla. Monti completi l’opera, difendendo gli interessi italiani al Consiglio europeo che inizia domani. La parola tornerà agli elettori. I partiti pensino a come presentarsi senza essere impresentabili.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario