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PD a sinistra e PDL a destra.

Semplificare o illudere per restare?

La corsa mediatica e confusa per le nuove aggregazioni è finta. I giochi sono finiti

di Elio Di Caprio - 11 febbraio 2008

Sembra che Mosè ( Silvio Berlusconi) abbia traghettato a metà o a tre quarti l"ex Casa della Libertà verso la terra promessa del partito unico di centro-destra. Nuovo nome, nuova sigla, d"improvviso il “nuovo” partito, il PDL, non è più una “comica” come l"aveva impietosamente definito Gianfranco Fini solo due mesi fa. Ricomposizione tattica o strategica e con quali risultati al di là dell"effetto mediatico di riprendere il centro della scena politica temporaneamente rubato dal “coraggioso” Walter Veltroni che si è disfatto (per ora) dei condizionamenti dell"estrema sinistra? Nessuno lo sa anche se una certa improvvisazione - e lasciamo stare l"incoerenza degli ultimi mesi di tutte le forze del centro destra, a partire dallo stesso Berlusconi per finire a Fini, a Casini, a Storace - non può non destare legittime perplessità e rischia di ancora più aggrovigliare la matassa italiana. La domanda vera è se tutto ciò avvenga in maniera tempestiva tanto da impedire che giunga a valle la frana dei consensi degli italiani ad un modo di far politica giudicato funzionale solo alla sopravvivenza della casta di potere. C"era senza dubbio bisogno di un riposizionamento delle forze politiche nei due campi del centro destra e del centro sinistra se non altro a fini di chiarezza, ma per essere credibile doveva essere fatto molto tempo prima. Quando sarà finito il fuoco d"artificio del presunto nuovo ( PD e PDL) probabilmente tutto si ricomporrà, o meglio si scomporrà nelle mille contraddizioni ed equivoci di un bipolarismo à la carte che, con una legge elettorale non modificata, mischia e confonde maggioritario e proporzionale. Dire quello che si pensa e fare quello che si dice non sempre paga in politica che è l"arte del compromesso per eccellenza. Berlusconi non è Sarkozy e Veltroni non è Obama, ma soprattutto l"Italia non è la Francia e tanto meno gli Stati Uniti. Siamo alla rincorsa di modelli di leadership più efficaci dei nostri ma la strada è in salita fino a quando l"Italia non si doterà di un sistema politico di rappresentanza e decisione più moderno ed adeguato ai tempi che consenta una decente governabilità al di là delle vicende o dei destini personali dei Veltroni o dei Berlusconi.

La semplificazione del quadro politico è un obbiettivo pienamente condivisibile specie dopo la penosa esperienza degli ultimi anni che ha divaricato invece di unire, ha spezzettato invece di concentrare. Quello che avviene oggi però sa più di tattica che di strategia, di mosse e contro mosse, di conti senza l"oste (un elettorato incerto e sfiduciato). Le incoerenze e le confusioni sono tipiche di ogni fase di passaggio. Tutti vogliono “ballare da soli” per dare un segnale mediatico di rifiuto delle alleanze-accozzaglia che hanno fatto fallire il bipolarismo all"italiana, vogliono dare l"illusione di misurarsi coraggiosamente in mare aperto e dare così un elemento di novità alla prossima competizione elettorale che altrimenti sembrerebbe una stanca riedizione di quelle precedenti.

Riusciranno i nostri eroi a creare la svolta da tanto tempo attesa, profittando dei fari accesi di una competizione elettorale? Ne dubitiamo. Per ora la sfida apparente sembra quella a chi concentra e semplifica di più tra i partiti più grandi e di maggior seguito. Ma l"illusionismo dei volti che vogliono accreditarsi come nuovi a capo di partiti e coalizioni solo riverniciati per l"occasione della campagna elettorale non paga. Si cercherà in tutti i modi di oscurare la fallimentare esperienza del governo Prodi per dimostrare che il partito democratico è una cosa nuova oppure di far dimenticare che Berlusconi per la quinta volta si presenta come possibile prossimo leader di governo.

Ma non è questa la migliore premessa per rassicurare sull"effettiva capacità di governo del partito o della coalizione che vincerà.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario