ultimora
Public Policy

Se il Dpef resta una generica indicazione

Seconda Repubblica al capolinea

Molta più omogeneità di quanto si creda, c’è spazio per una stagione costituente

di Davide Giacalone - 10 luglio 2006

Prodi e Padoa-Scioppa possono pure convertirsi all’attitudine epistolare di Jacopo Ortis, ma questo non cambia la sostanza delle cose: il documento di programmazione non ha altro valore che di generica indicazione, e quando si arriverà alla legge finanziaria o si tradiranno le intenzioni o, dovendo stabilire con quali strumenti realizzarle, verrà meno la maggioranza. Del resto già defunta, sia nella descrizione degli obiettivi economici che ai primi passi in politica estera. Per carità, l’arte democristiana di galleggiare suggerirà strumenti atti a barcamenarsi. Ma senza timone, senza vele, con il motore fuso. Ed il regatante di sinistra sa quanto sia difficile, questa situazione.
Da tutto ciò potrebbe trarre ragioni di giubilo chi ha in uggia Prodi. Anche questa, però, è una prospettiva sbagliata: a sinistra non hanno alternative, terminate le regate non sarà sempre lo stesso signore ad ammutinare, ed alle elezioni non ci tornano manco morti. Quindi proviamo a calmare le tifoserie ed a ragionare d’interessi generali, cominciando con il prendere atto che quel sistema chiamato “seconda Repubblica” è al capolinea. In passato, noi italiani avevamo governi deboli, ma partiti forti. Oggi abbiamo governi deboli, con dentro partiti deboli, quando non del tutto inesistenti. Risultato: il sistema è nelle mani degli estremisti, siano essi tali per ideologia politica o per rappresentanza corporativa. Tutto si blocca, nessuna politica di governo giunge a compimento, le chiacchiere ammorbano l’aria, le faide (dai telefoni ai servizi) sono sempre più floride. Se il mondo politico avesse l’orgoglio di se stesso capirebbe che l’unico compito cui questa legislatura, nata dal pareggio, può assolvere è proprio quello di uscire dalla gabbia finta della falsa seconda Repubblica, ridisegnando l’equilibrio dei poteri e ridando forza alla rappresentanza democratica. C’è, nel mondo politico, assai più omogeneità di quanto si creda, c’è lo spazio per una stagione costituente. Il guaio è che c’è anche tanta viltà, ed un’overdose di luogocomunismo, talché è facile prevedere il prevalere di conservatori ed immobilisti. Viviamo la stagione dei galleggianti e dei corpi morti. Scusate se ho esagerato con il vocabolario dei barcaroli. Per frane e valanghe, non resta che attendere.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 10 luglio 2006

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario