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I giovani di fronte alla classe dirigente

Se la politica si merita i fischi

Demagogia e disinteresse figli del bipolarismo all’italiana: dopo Bertinotti a chi tocca?

di Elio Di Caprio - 28 marzo 2007

Fanno notizia i fischi a Fausto Bertinotti, e poi quelli a D"Alema, e prima quelli a Prodi e Padoa Schioppa e prima ancora a Berlusconi. Ma chi e quanti fischiano? Si tratta in effetti di notizie in sé marginali, amplificate dai mass media come se si trattasse di malesseri diffusi forieri di chissà quali sviluppi che solo pochi riescono a fare emergere e presagire.

Ne vengono fuori denunce ed analisi politico-sociologiche, rimbrotti, mal celate soddisfazioni in attesa del prossimo scoop mediatico. A chi toccherà la prossima volta? Non poteva mancare per l"episodio dei fischi da sinistra a Bertinotti l"infausto paragone con la contestazione a Luciano Lama nel "77 all"Università di Roma. Ma quanti giovani potrebbero mai avere memoria storica di un tale avvenimento?

I malesseri odierni sono tanti ma è sempre più difficile incanalarli stabilmente contro persone e sistemi che spesso sono gli stessi di quaranta anni fa o comunque affondano le radici in quel passato. Persino la più che decennale demonizzazione di Berlusconi ha fatto il suo tempo e alla fine ha mostrato la corda dopo l"esperienza dei primi mesi del governo Prodi. Il mondo è cambiato rispetto al" 68 e dintorni, quando erano le passioni a guidare contestazioni e conformismi di massa contro nemici reali o immaginari. Ma ora? I problemi da risolvere appaiono molto più prosaici, in tutte le società post industriali come la nostra sono prevalsi l"individualismo e l"edonismo, le piccole patrie, gli interessi spiccioli.

I valori collettivi risiedono nel PIL che cresce o diminuisce, nell"immigrazione incontrollata da cui difendersi, nell"inquinamento che mette in gioco la qualità della vita per tutti indistintamente. Pochi si interessano dei massimi sistemi o ripongono fiducia in alternative globali. Ecco perchè i nipotini di quel "68 che aveva dissacrato tutto tranne la politica, sono ora costretti a rincorrere faticosamente eventi ed occasioni per fare politica, esprimono proteste e disagio con fischi e slogans organizzati, sperando che i mass media se ne accorgano e amplifichino l"accaduto.

Ma la massa, al di fuori dei girotondi e delle manifestazioni che si esauriscono in un sol giorno, non segue, non ha motivi unificanti e veramente drammatici per protestare, si accontenta dei duelli televisivi che mimano fiere contrapposizioni, ben consapevole che – e forse è questo l" unico risultato positivo dell"alternanza tra centrodestra e centrosinistra - la politica in sé può fare ben poco per accontentare tutti. Come ci ha ricordato recentemente il sociologo Domenico Di Masi, l"economia ha soppiantato la politica e la finanza ha soppiantato l"economia. E" un fenomeno, certo non irreversibile, con cui comunque dobbiamo fare i conti e non solo in Italia.

Al di là delle intenzioni dei promotori i fischi di turno ad esponenti politici di rilievo si inscrivono nello scadenzario rituale del teatrino della politica di casa nostra, già segnato e articolato da una classe gerontocratica che si è rinnovata pochissimo ed ha impedito un esteso cambio generazionale, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi europei. Forse i fischi dei giovani andrebbero indirizzati non tanto alle singole personalità politiche, da Prodi, a Bertinotti, a Mastella, allo stesso Berlusconi, ma a quello che nell"insieme rappresentano. Fausto Bertinotti meritava i fischi della sinistra “moderata” che ancora gli rimprovera la caduta del primo governo Prodi nell"altra legislatura più di quelli delle frange di estrema sinistra per non essersi dissociato dall"intervento militare italiano in Afghanistan. Eppure è successo il contrario.

Tutti hanno ingoiato e ingoiano rospi per andare avanti. Ha cominciato il centrosinistra, quando nel "94, agli albori del bipolarismo, ha dovuto accettare Lamberto Dini, già Ministro del Tesoro nel governo Berlusconi, quale nuovo Presidente del Consiglio. Poi per vincere la contesa elettorale nel 2006 ha dovuto accettare il rospo Mastella e la convivenza con Caruso, Luxuria ed altri esponenti estremisti scelti dalle segreterie di partito, ma non è bastato per assicurarsi una maggioranza sicura al Senato. Adesso è il turno dei comunisti di Diliberto e Giordano costretti ad ingoiare il rospo afghano.

Ma anche a destra si sono ingoiati parecchi rospi per vivere e sopravvivere nella passata legislatura: basterebbe solo pensare ai tesissimi rapporti tra Fini e Tremonti e alla difficile convivenza tra Alleanza Nazionale e Lega federale che ha prodotto il rospo della contestatissima riforma costituzionale. Pur di non perdere il potere sono stati praticati gli equilibrismi più impensati, a destra come a sinistra.

In un tale sconfortante panorama ai giovani non resta che prendere atto e stare al gioco: alzare ogni tanto la testa per evidenziare le contraddizioni di sistema che sono sotto gli occhi di tutti, tentare di scrollare l"apatia collettiva e puntare su precisi obbiettivi da contestare, sperando che i mass media facciano da ampia camera di risonanza. Ma essi per primi sono ben consapevoli che con slogans e fischi si segnala soltanto, ci si ritaglia una parte nel teatrino mediatico, ma poi non si supera la stagnazione di un bipolarismo incoerente nel quale continuano a trovare comodo spazio vecchi e nuovi partiti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario