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Sospendere Schengen sarebbe un grave errore

Se la politica è sconfitta dalla paura

Non si può cedere al ricatto dei terroristi, bisogna difendere le istituzioni democratiche

di Alessandro Rapisarda - 18 luglio 2005

Gli eventi di Londra hanno senz’altro scosso il mondo e se qualcuno si fosse illuso che il terrorismo si fosse fermato, peggior risveglio da un bel sogno non poteva esserci.

Quello che più ha spaventato questa volta non è tanto la crudezza, la spudoratezza dell’atto e neanche la gravità, ma il luogo in cui questo atto di orrore è nato e cresciuto, ovvero nel grembo del mondo occidentale.

Quando parliamo di attentatori islamici, nel nostro, almeno nel mio immaginario associo questa parola a uomini del profondo medio oriente, dalle ideologie e dai sentimenti rapiti, da una cultura estremista, antisemita e imbevuta di assurde utopie.

A questo punto la ragionevolezza induce a pensare che elementi ambientali, geografici, sociali e culturali, inducano un essere umano a trasformasi in un mostro o meglio a trasformare le sue sofferenze, prima in rabbia e poi in un incomprensibile odio.

La razionale ragione umana mi porta a pensare che, se gli stessi uomini nascessero, attenzione non emigrassero, ma nascessero in un luogo totalmente differente, in un luogo che li cresca, li dia delle possibilità di esprimersi e di capire in piena libertà e democrazia i valori della vita e quelli delle differenti egemonie che abitano la terra, questi non si trasformerebbero in macchine dell’orrore, ma in uomini di civile umanità.

Tutta questa ragione viene frantumata con una serie di atti che hanno segnato il mondo, ma in particolar modo l’Europa e nel profondo della sua dignità.

Tutto questo giustamente ci deve far fermare e riflettere, ma la riflessione deve essere libera da ogni condizionamento sentimentale come la paura, la rabbia, l’odio e ancora peggio la vendetta.

Non bisogna ostentare nessuno di questi sentimenti, né compiere atti di rilevanza politica che facciano trasparire incertezza.

Credo fermamente che sospendere l’accordo di Schengen sia un grande errore da parte di tutti e non importa quando e chi si sia già avvalso della clausola di sospensione.

Oggi stiamo percorrendo un tratto della storia politica che richiede unità tra i paesi, in particolare dell’Unione Europea, che deve dimostrare il valore sostanziale della parola “Unione”.

Il fine del terrorismo potrebbe essere proprio quello di frammentare le forza per indebolire il sistema politico ed economico europeo.

Altrettanto devono fare le compagini politiche dei singoli paesi, basta con dichiarazioni dal sapore propagandistico o con decisioni prettamente unilaterali, in questo momento la gente ha una grande esigenza di certezza e questa può essere data solo con la coesione incondizionata di tutta la compagine politica.

La democrazia non può arenarsi, a causa di incomprensioni dettate da interessi, da sentimenti e tanto meno da mancanza di fiducia da un potere ad un altro.

Che la politica prenda il coraggio e con fermezza afferri il timone della democrazia, affrontando la minaccia del terrorismo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario