ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Se la Finanziaria arriva da Bruxelles

Le agenzie di rating sospendono il giudizio

Se la Finanziaria arriva da Bruxelles

Siniscalco non offre terapie, Ciampi ammonisce e alla fine Almunia...

di Enrico Cisnetto - 18 maggio 2005

In un quadro di fibrillazione politica senza precedenti, che il voto di Catania ha esteso al centro-sinistra ma non certo annullato, mentre si prepara uno sciopero generale per il contratto degli statali, che potrebbe fare da detonatore per la vertenza dei metalmeccanici, e di fronte alla “mezza verità” sui conti pubblici pronunciata ieri in Parlamento dal ministro dell’Economia, il presidente Ciampi ha sentito il bisogno di richiamare tutti alla responsabilità di un momento che per la nostra economia non ha esitato a definire “delicato”.

Evidentemente, il capo dello Stato – che nel recente passato aveva denunciato la “retorica del declino” non per negare quest’ultimo, ma per sollecitare una reazione concreta – avverte il dovere di segnalare che occorre prendere atto che siamo in recessione (pudicamente la definisce “crisi di crescita”), ma nello stesso ammonisce a non pensare di indebolire gli “argini alla stabilità” (leggi: trasgredire le regole Ue sui vincoli di bilancio) nella tanto inutile quanto controproducente idea di riavviare il motore dello sviluppo con la spesa corrente o con la diminuzione delle entrate senza copertura. E’ assai probabile che a preoccupare il Quirinale sia stato l’annuncio delle maggiori società internazionali di rating di voler sospendere il giudizio in attesa delle nuove stime del governo su pil e deficit – che ieri non sono arrivate – pronte a declassare il debito italiano se i loro espliciti sospetti che gli obiettivi di bilancio di quest’anno non saranno raggiunti dovessero rivelarsi fondati, e se non ci saranno misure di risanamento e rilancio adeguate.

Il tutto in un contesto politico a dir poco confuso, dove le divergenze nel centro-destra – che rischiano di acuirsi per la voglia di rivincita di Berlusconi rinfocolata dal successo elettorale siciliano – si sposano con il crescere delle tensioni, politiche e programmatiche, nel centro-sinistra, e prefigurano un anno di doppia campagna elettorale, tra e dentro i poli, che rischia di dare il colpo di grazia alla nostra ansimante economia. Se poi si aggiunge il fatto che negli ambienti sindacali, anche in quelli più moderati, si da per certo il fallimento sia delle trattative sul pubblico impiego (condizionate dalla rigidità dei sindacati, ma rese impossibili dai contrasti dentro la maggioranza), sia del tardivo confronto che il governo inizierà domani con le parti sociali, e che tutto ciò porterebbe dritti dritti ad uno sciopero generale, ecco che il richiamo di Ciampi appare più che appropriato.

Alla situazione si attaglia assai bene il giudizio del segretario della Cisl, Savino Pezzotta, quando dice che con la relazione di Siniscalco di ieri si è definita in qualche modo la diagnosi, ma certo non si è prescritta la terapia. D’altra parte, al ministro “tecnico” dell’Economia non sarebbe giusto chiedere quello che neppure l’intero governo oggi appare in grado di dire: con quali scelte di politica economica si faranno Dpef e Finanziaria. Siniscalco, quindi, non ha potuto che limitarsi ad annunciare che sarà rivisto il tasso di crescita (oggi ancora formalmente all’1,2%, già drasticamente ridotto rispetto al 2,1% iniziale), senza specificare in quale misura, e a promettere che il rapporto deficit-pil non supererà il 4% (ma pendono sul nostro bilancio le decisioni di Eurostat in merito alla finanza creativa), che comunque è oltre anche ai margini di elasticità introdotti (discrezionalmente, si badi bene) al patto di stabilità Ue.

Insomma, mentre Francia e Germania “sforano” per rilanciare le loro economie, l’Italia non ha i conti in regola e per di più è in recessione. Per questo il commissario europeo Joaquin Almunia, riprendendo le dure critiche austriache all’Italia, ci ha fatto sapere perentoriamente che non dobbiamo “né tagliare ulteriormente le tasse né aumentare la spesa pubblica”. Come dire: questa volta la Finanziaria la scriviamo direttamente a Bruxelles. (www.enricocisnetto.it)

(Pubblicato su "Il Messaggero" del 18 Maggio 2005)

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario