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L’81% degli italiani ne ha una di proprietà

Se l’emergenza è il “piano casa”

Tra i poli si apre la gara a chi offre più abitazioni. E il declino attende risposte

di Enrico Cisnetto - 21 novembre 2005

Più case per tutti? Emergenza abitazioni? Ma smettiamola di dire stupidaggini. L’ennesima dimostrazione, se ce n’era bisogno, che la definizione delle priorità del Paese è condizionata dalla ricerca oltre ogni limite del consenso, viene dal dibattito (sic) che si è sviluppato in Italia dopo l’emergenza (quella sì) francese sull’integrazione degli immigrati.

Ricapitoliamo la soap opera. Il presidente del Consiglio fa sapere che la sua proposta per la prossima campagna elettorale sarà “dare una casa a tutti”. Berlusconi sogna il ritorno dell’edilizia popolare. Dal suo entourage, più concretamente, si spiega che si potrebbero vendere case di pregio e negozi e “regalare immobili in cui abitano circa 500.000 famiglie”. L’opposizione bolla la proposta come l’ennesima boutade, però gli va dietro: Prodi dichiara che “l’edilizia sociale italiana è ai livelli più bassi in Europa”, mentre la sinistra radicale addirittura rilancia con un populista “raddoppiamo il fondo-affitti”.

Nessuno, però, ha il coraggio di dire che di “più case per tutti” non c’è alcun bisogno. Ma davvero c’è qualcuno che crede seriamente che il primo problema da affrontare sia la casa? Se fossimo negli anni ’50, quando la maggioranza della popolazione viveva in affitto e c’era necessità di un’edilizia popolare per soddisfare il boom demografico, lo capirei. Ma oggi proprio no. In Italia (dati Istat) i proprietari dell’abitazione di residenza sono il 71% (e la percentuale sale all’81% se si calcolano le case possedute da cooperative di inquilini): sopra di noi ci sono solo Spagna (82%) e Belgio (78%). In Inghilterra la percentuale è poco più del 66%, le famiglie francesi che occupano una casa di proprietà sono il 53%, le tedesche il 41%. Non solo: anche rispetto agli altri paesi Ocse siamo ben piazzati, e in questa speciale classifica superiamo persino gli Stati Uniti (68%). Agli ultimi posti i paesi scandinavi, Francia, Germania e Irlanda, ed è facile comprendere perché: se si ha una casa di proprietà, si diventa meno disponibili alla mobilità, a tutto danno del mercato del lavoro. E quindi, in prospettiva, a migliorare, crescere, diventare “adulti” in un’economia che cambia e che necessita di flessibilità.

Una statistica del centro studi sull’Economia Immobiliare, poi, ci fa sapere che il 35,5% di chi vuole comprare una casa ne ha già una di proprietà, e vuole semplicemente avere a disposizione spazi più ampi o vivere vicino ai parenti, mentre un altro 3,2% vuole vendere la seconda casa per comprarne una “prima” ai figli. Legittimi desideri ed aspirazioni, ma vi sembra che si possa parlare di emergenza-casa? Compito della politica, governo o opposizione che sia, non è fare assistenzialismo corporativo, “regalare” case per accaparrarsi consenso elettorale, bensì di realizzare la crescita economica capace di assicurare più benessere a tutti, per dare la possibilità ai cittadini di acquistare con il proprio lavoro una casa o ciò che ritengono più necessario, senza dover chiedere allo Stato-papà. Invece, torna di moda Achille Lauro che, ai tempi, regalava scarpe. L’armatore napoletano, però, si cautelava: regalava la scarpa sinistra prima e quella destra dopo le elezioni. Qui è inutile pensare a quale marchingegno si possa ricorrere, tanto i soldi per “una casa a tutti” non ci sono. Per fortuna.

Pubblicato sul Messaggero del 20 novembre 2005

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