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Un'analisi della dinamica dei redditi

Se il Centro sorpassa il Nord

Non solo Roma ma tutto il centro-Italia si difende dalla crisi meglio di Milano

di Donato Speroni - 23 gennaio 2006

Che botta, per il Nord: nel 2004 Roma ha visto un incremento del Pil del 4,1%, rispetto allo striminzito 1,2% di Milano. Si è subito aperta la gara per rivendicarne il merito. I Ds della Capitale hanno diffuso un manifesto per sottolineare la buona amministrazione del sindaco Walter Veltroni, mentre il più probabile antagonista di Veltroni alle prossime amministrative, Gianni Alemanno, ha ribattuto che il dato deriva anche dal lavoro fatto dalla passata giunta regionale guidata dal suo compagno di partito Francesco Storace, nonché dalle iniziative del governo nazionale. Dunque c’è gloria per tutti.

E’ interessante però andare a leggere questi dati in controluce, confrontandoli con quelli sui bilanci familiari diffusi più o meno negli stessi giorni dalla Banca d’Italia. Si tratta di una indagine biennale di grande interesse, che fotografa non solo i dati delle famiglie, ma anche la situazione dei singoli percettori di reddito, quelli che gli inglesi chiamano i “breadwinners” perché portano a casa il pane per tutti. L’analisi per percettori, come si spiega nella cronaca qui pubblicata, è più interessante rispetto al confronto per famiglia, perché non è falsata dalle variazioni di dimensione dei nuclei familiari.

Dal confronto con l’analoga indagine del 2002 emerge un contrasto clamoroso: c’è un Nord che va male, perché i percettori di reddito hanno visto le loro entrate crescere in termini reali di un magro 1,78% e tutto un Centro Italia che invece va benissimo, con una crescita dei redditi dell’8,35%. Il reddito medio per ciascun percettore, al netto delle imposte dirette, nel 2004 era di 19.639 euro nel Nord e di 19.533 nel Centro. Se queste tendenze sono continuate anche nel 2005, possiamo presumere che il sorpasso sia già avvenuto: oggi nelle regioni del Centro si guadagna più che al Nord.

Il fenomeno, dunque non è solo Roma, ma tutto il Centro Italia. E i dati di Bankitalia sembrano avvalorare l’esistenza di tre Italie che si divaricano. Tentiamo di schematizzarle.

C’è un’Italia del Nord che era la parte più avanzata del Paese, ma che soffre più gravemente per la perdita di competitività. Non solo i suoi redditi non aumentano, come si è visto, ma si assiste a una vera e propria crisi della sua classe dirigente manageriale: mentre operai e impiegati hanno tenuto le posizioni, i lavoratori dipendenti in posizione dirigenziale in due anni hanno perso più del 6% del loro reddito.

C’è invece l’Italia di centro, quella del turismo, delle piccole imprese e del grande calderone romano. Abbiamo visto che non va affatto male: i redditi di chi lavora nella pubblica amministrazione sono cresciuti di mezzo punto oltre la media nazionale dei percettori di reddito, ma l’aumento clamoroso si è riscontrato soprattutto nella categoria degli imprenditori e liberi professionisti, che, sempre nella media nazionale, hanno visto accrescere i loro guadagni del 23,4% in termini reali (in termini nominali l’aumento sarebbe addirittura del 27,79). L’incidenza dei liberi professionisti sull’economia della capitale è certamente elevata, ma stupisce anche la differenza tra l’aumento degli imprenditori e la perdita già segnalata per i dirigenti. Azzardo una spiegazione: vanno male le aziende managerializzate (le grandi) mentre vanno bene quelle che hanno solo un padrone (le piccole). Come dire che l’Italia si ripiega sul modello consolidato e tipico del Centro, del piccolo e bello, più sicuro, ma che certo dà poco respiro di lungo termine all’economia. Completa il quadro della ruspante Italia di centro il fatto che, sempre secondo Bankitalia, i redditi sono cresciuti soprattutto (+8,25%) per chi vive nei comuni tra i 20 e i 40mila abitanti: la tipica dimensione delle cittadine del Centro Italia.

C’è infine l’Italia del Sud, tragicamente uguale a se stessa. E’ l’Italia che viene dalla miseria e dal sottosviluppo, ma che non riesce a decollare. I dati di Bankitalia ci dicono che arranca, con una crescita media dei redditi del 2,68%, certamente non abbastanza per avvicinarla al resto del Paese. Infatti il reddito medio per percettore è di 14.176 euro, ben 5mila e passa euro al di sotto delle altre regioni italiane.

Quale sarà il futuro di queste tre Italie? Senza una politica adeguata, possiamo ipotizzare sbocchi molto differenziati. Il Sud resterà abbandonato a se stesso, con tutti i problemi tipici di altre aree che si affacciano sul Mediterraneo e non riescono ad attrarre investimenti adeguati e a generare imprenditorialità autonoma. Forse qualche regione riuscirà a combattere la criminalità e ad amministrarsi un po’ meglio, avvicinandosi al modello del Centro, ma chi non lo fa è certamente condannato.

Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.

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