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E non sono consapevoli dei sacrifici da compiere

Se i giovani non esistono più

Ribaltiamo la questione generazionale: sono troppo pochi per poter governare il futuro

di Antonio Gesualdi - 05 dicembre 2005

Vi confesso che considero Società Aperta una delle pochissime occasioni, appunto aperte, di dibattito e di franchezza come poche ce ne sono in questo paese a livello nazionale. Dunque mi piacerebbe che continuassimo un dibattito collettivo su Terza Repubblica su quanto hanno scritto due amici di diversa generazione sulla nostra scuola di formazione: Donato Speroni e Luca Bolognini. Proprio perché crediamo che questa armonia generazionale sia uno dei cardini dell"Italia che immaginiamo… e non solo per risolvere il problema delle pensioni o della disoccupazione giovanile.

Fondamentalmente penso che si tratti di uno pseudo scontro generazionale su una pseudo questione nazionale. Mi spiego. La faccenda dei giovani è diventata, e lo sarà sempre più, almeno nei prossimi vent"anni, un luogo comune. Quando intervisto dei politici, cotti o semi cotti, mi sento ripetere che il loro partito ha molti giovani. Quando parlo con qualche impresario (nel Nordest noi abbiamo pochi imprenditori) ci tengono a dire che nella loro azienda, organizzazione, ci sono molti giovani. E" un riflesso condizionato del Novecento e sfociato nel vero scontro generazionale del "68. Il mondo non aveva mai conosciuto, prima del secolo scorso, una esplosione demografica così forte e quindi una immissione di giovani così alta. Io faccio parte di una generazione cresciuta con la paura malthusiana che eravamo troppi e che avremmo fatto la fine dei topi (proprio così: circolavano studi secondo i quali i topi in spazi sovraffollati diventavano omosessuali!). Quando sono arrivato all"età della famiglia mi viene detto, invece, che di figli ne ho fatti troppo pochi e qualcuno è disposto a darmi pure un milione se faccio il terzo. Quel qualcuno è un politicante al livello del signor Bonaventura! Classe dirigente in stato confusionale.

Per millenni l"adolescenza e la giovinezza non sono mai esistite: si passava dall"infanzia all"età adulta. Molti faraoni, re o imperatori non avevano neppure dieci anni al momento dell"incoronazione. Tanto per dirne un"altra; non a caso i fascisti italiani cantavano "giovinezza, giovinezza".

Dunque fino a qualche decennio fa dire di avere a disposizione un gruppo di giovani poteva significare, di conseguenza, dire che si poteva governare il futuro. Oggi non è più così: e non c"è paese al mondo, come l"Italia, dove se c"è una risorsa scarsissima è proprio quella dei giovani. Dire che un partito o una qualsiasi organizzazione o azienda ha molti giovani significa dire che si è condannati alla minoranza, all"emarginazione. In questo contesto la classe dirigente si produce solo per cooptazione. Un giovane che vuole restare libero, pensare con la propria testa, diventare futura classe dirigente - in alternativa a quella esistente - deve investire nella propria autostima, nella propria identità, nella rivoluzione nella propria testa prima che nelle piazze. E deve, appunto, imparare a stare sempre in rete con i propri affini, con qualsiasi mezzo.

Il richiamo che fa Luca alla Cenerentola, immagino più quella di Disney, è emblematico della giovinezza vera, ma anche il richiamo di Donato alla cultura scientifica liceale - alla Quark - ci rimanda al solito positivismo ottocentesco. Ha ragione Donato quando scrive che "c"è in giro una grande confusione". Confusione di analisi più che di fatti.

Fatti che a me paiono semplici: in giro non ci sono giovani sufficienti per sostituire gli adulti e gli anziani e dunque tutto ciò che ha a che fare con la giovinezza è in crisi.

Tanto per fare qualche esempio: la scuola e le università, nei prossimi anni, saranno strutturalmente deprivate e deprimenti. Ci sono docenti (non so perché continuino a definirsi tali) che hanno uno o due allievi per corso. Sono precettori non docenti. Lo sport professionista italiano sarà alla canna del gas. I grandi calciatori, ad esempio, sono e saranno stranieri. Il servizio militare, fortunatamente siccome questa è una questione veramente delicata, abbiamo dovuto riorganizzarcelo e renderlo professionale prima che ci sparissero completamente i soldatini.

Dunque io mi scorderei il luogo comune secondo il quale là dove ci sono i giovani avremo novità interessanti. Non è più una faccenda automatica. Non abbiamo giovani a sufficienza. Se poi una buona parte di questi aspira ad andar a ballare dalla De Filippi ce ne restano ancora meno per fare il resto. Quelli che abbiamo, però, devono sapere che, pur vivendo in una "gerontocrazia popolare" che tende ad infantilizzarli, hanno il diritto-dovere di costruire il proprio futuro sulle condizioni date. Quei giovani che erano a Frascati hanno dimostrato di essere consapevoli della necessità di una formazione più alta e qualificata e anche appassionata proprio perché niente che verrà è già stato sperimentato. Qualcuno si sarà sudato la quota di partecipazione, altri l"avranno avuta in regalo dai genitori o altro ma hanno investito il proprio tempo. D"ora in poi avranno il dovere di diventare consapevoli che il loro percorso non sarà uguale a quello dei padri e dei nonni (che, immagino, erano sulle cattedre anche di Frascati: occasione squisita per mettere in rete più generazioni in un contesto non strutturato e istituzionale). Loro, più ancora che per le generazioni passate, dovranno inventarsi un nuovo futuro perché il mondo, e l"Italia in particolare, non ha mai conosciuto una gerontocrazia così pervasiva. Ma fino a prova contraria il futuro resta dei giovani anche se saranno pochi… sempre che noi più adulti non decideremo di investire tutte le nostre risorse e le nostre conoscenze per allungarci la vita!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario