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Le polemiche sulle trattative con i talebani

Se Gino Strada detta legge

In democrazia solo l’intelligence tratta coi terroristi. Tutti gli altri fanno spettacolo

di Antonio Gesualdi - 13 aprile 2007

"Io, del volontariato, non mi fido." Faccio eco a quanto ha detto Gino Strada, leader di Emergency, in una trasmissione televisiva dedicata al tempo che fa. "Non mi fido della politica", ha scandito il medico, ed è scattato un applauso. "Io non mi fido del volontariato". So che non scatta l"applauso, ma spiego.

Innanzi tutto in quanto cittadino consapevole di questo Paese preferisco che siano i servizi segreti - che presumo a servizio di tutta la collettività - ad occuparsi di questioni delicate come quella della liberazione di giornalisti e volontari (chissà perché sempre e solo queste categorie. Che siano categorie di sprovveduti?) nei teatri di guerra. E possibilmente i servizi militari e non cittadini qualsiasi seppure chirurghi di pronto soccorso. Il fatto che Gino Strada dica di aver curato 1 milione e 400 mila afgani non certifica nessuna autorevolezza superiore a meno che non l"abbia fatto per scopo politico. Ma allora non si capisce perché affermi con tanta veemenza che, egli, della politica non si fida. La politica è la conseguenza del suffragio universale e dunque la risultante del voto segreto e collettivo di tutti gli italiani maggiorenni. Non è tollerabile, quindi, un attacco al suffragio universale da qualunque parte venga, consapevolmente o inconsapevolmente. Il volontariato di Gino Strada, come tutti i volontariati, più che lodevole potrebbe anche essere dettato da particolari forme psicologiche. E qui ci si ferma.

Ci sono medici italiani che hanno curato milioni di persone e nessuno conosce. Vogliamo mandare anche questi a trattare con i talebani? Abbiamo maestre che hanno educato migliaia di ragazzi e ragazze nelle loro lunghissime carriere. Non sarebbero altrettanto meritevoli di svolgere una trattativa diplomatica in zona di guerra? Andiamo. Finiamola con questi pasticci narcisistici il cui risultato è la morte. Daniele Mastrogiacomo, sotto sequestro, in un appello, ha fatto ricorso alla "carità cristiana" invitando il nostro Capo del Governo a trattare. In queste cose, in certi momenti, i protagonisti sono i meno attendibili e lo sono meno che meno quando non hanno nessun dovere e non devono rispondere a nessuno che alla propria coscienza e alla necessità della propria sopravvivenza. Ecco perché "io non mi fido del volontariato".

Kant nella "Fondazione della metafisica dei costumi" insegna: "fare il bene non per inclinazione, ma per dovere"; questo è un valore morale. Si fa il bene perché lo si fa anche contro la propria volontà, perché lo detta la Legge, perché, in qualche modo, vi è la necessità di farlo. Perché è un dovere. Quello è il vero bene perché è il bene che scaturisce dalla volontà, dalla buona volontà, dalla forza di volontà personale e collettiva. Mentre fare il bene per inclinazione, per trasporto personale, lasciandosi crescere pure barba e capelli, trasandati nel vestire e un pò blasé non è morale. E" spettacolo. Spettacolo di sé che ha bisogno del sacrificio dei più deboli. Ma questo spettacolo è pericoloso perché semina la morte fisica e civile.

Per favore cerchiamo di tornare alle necessità. In guerra i servizi segreti servono meglio un Paese di quanto possa fare il più vezzeggiato dei volontari dal buon cuore, ma che risponde solo alla propria legge. "Io, del volontariato, non mi fido!"

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario