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Public Policy

Taxi italiani: merce rara e preziosa

Se 24 minuti vi sembran pochi

La politica dovrebbe trovare un compromesso tra le lobby e la liberalizzazione selvaggia

di Antonio Picasso - 02 maggio 2005

I paragoni con l’Europa sono sempre fastidiosi. Stavolta tocca ai taxi. Quelli italiani sono pochi e costano più che all’estero.

Per una corsa urbana di 5 chilometri si pagano 7,36 euro a Roma e 8,75 a Milano, contro i 7,50 di Barcellona e i 5,50 di Dublino.

Con tempi di attesa poi snervanti. In centro a Roma – in strada e nei parcheggi – si possono aspettare anche 24 minuti (cronometro alla mano), prima di trovare una vettura. E chiamare il radio-taxi non semplifica il problema. Non meno di 7 minuti tra la risposta del centralino e l’arrivo di un’auto.

La questione è l’inadeguata densità di taxi in rapporto alla popolazione. A Roma e Milano, infatti, si contano rispettivamente 2,1 e 1,6 taxi ogni mille abitanti, contro i 9,9 di Barcellona, gli 8,3 di Londra, i 3,9 di Praga, i 2,9 di Monaco e i 2,4 di Parigi. In pratica, nel capoluogo lombardo, c’è un taxi ogni 625 abitanti, a Londra il rapporto è uno a 120.

Ma all’eventuale liberalizzazione delle licenze, presa come soluzione, la categoria fa scudo con i costi che comporterebbe. La politica allora potrebbe fare da mediatrice. Senza essere schiava della lobby dei tassisti, o delle facili soluzioni ideologiche, quale la liberalizzazione selvaggia. Tuttavia, non si può biasimarle il ritardo. Il Paese è vessato da problemi più urgenti. Questo può attendere. Una ventina di minuti per strada, in fondo, non sono un’eternità.

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