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La banca dati: premessa per il cambiamento

Scuola, la rivoluzione digitale

Non servono grandi spese né tempo. Basta conoscere i dati per cambiare il sistema

di Davide Giacalone - 05 ottobre 2008

Migliorare la scuola italiana, riportare gli studenti al livello dei loro coetanei e concorrenti europei, richiederà tempo e riforme, ma ci sono cose che possono essere fatte subito, senza grandi spese e capaci di rivoluzionare un ambiente. Tutte le scuole sono connesse al centro informatico del ministero, servendosene per adempimenti amministrativi. Non sempre le connessioni sono della migliore qualità, ma ci sono, grazie a finanziamenti che arrivano dallo Stato o dagli enti locali.

Provate ad immaginare cosa succederebbe se li utilizzassimo per rendere meno antidiluviani i registri di classe e le pagelle. Se l’alunno non si presenta a scuola, dopo poco i genitori riceverebbero un sms (il telefonino lo posseggono anche i barboni). Ove sia malato, auguri, ma se siamo agli albori di un possibile abbandono, si può intervenire con tempestività. La pagella potrebbe giungere con lo stesso sistema, risparmiando su inutili adempimenti burocratici. L’aggregato dei voti ci dà la media degli alunni italiani. Questo indicatore sarebbe la buona premessa per la rivoluzione: basterebbe inviare semplici test, sempre via computer ed in tempo reale, due o tre volte l’anno, e si potrebbe avere, alunno per alunno, l’esatta cognizione non solo del livello di preparazione, ma anche di competenza ed equilibrio mentale dell’insegnante. Se, per ipotesi, il voto in matematica è 8, ma il giovane non distingue una potenza da una frazione, è chiaro di chi è la colpa.

Accumulando questi risultati, in breve tempo avrò una banca dati relativa alla qualità scolastica. Non è tutto, naturalmente, molto altro potrebbe farsi, ma è certamente meglio d’oggi, dato che il buio regna sovrano fino alla presa d’atto del risultato finale. Conoscere quei dati è un diritto delle famiglie, e le sconsiglierebbe dal prendersela con i docenti seri, ed eventualmente severi, suggerendo di scaricare l’insoddisfazione sui loro opposti. Insomma, con migliore qualità delle connessioni e capillare diffusione di programmi (che costano due lire), si attiverebbe un fascio di luce destinato a cambiare tutto e rendere intollerabile la conservazione dell’ignoranza statalizzata e titolata. In quanto alle reti, sarebbero subito popolari, se aperte all’uso da parte dei ragazzi, già in grado di spiegare i vantaggi del wifi.

Pubblicato su Libero di domenica 5 ottobre

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