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Public Policy

Sul tema nucleare l'Italia sta dando il peggio di sé

Scorie senza atomo

Continua a mancare una coerente e lungimirante politica dell'energia

di Davide Giacalone - 02 giugno 2011

E’ l’alternativa energetica al becchi e bastonati, o al danno e la beffa: irradiati e denuclearizzati. Attorno all’energia atomica l’Italia ha già dato e continua a dare il peggio di sé. Premesso, allora, che la discussione è oziosa e che questo disgraziato Paese continuerà a non avere una decente politica dell’energia, approfittiamo delle scorie per capire la radice dei mali nazionali.

Il governo ha fatto male (e lo dicemmo subito, non con il senno di poi) a tentare d’evitare il referendum sul nucleare mediante un decreto che modificava la lettera della legge, ma non la sua finalità. Il centro destra ha più volte sostenuto l’ovvio, mettendoci anche la faccia dei suoi capi: non possiamo restare acquirenti d’energia atomica senza esserne produttori. Lo sanno tutte le persone assennate. Ma non appena alcune forze politiche, paladine della demagogia recessiva e del medioevalismo tecnologico, hanno raccolto le firme per il referendum ecco che l’esecutivo s’è fatto prendere dalla tremarella.

Certo, c’era stato il disastro giapponese, che non è stato un incidente nucleare, ma un incidente al nucleare. Ma, inutile far finta di non saperlo, quel che ha mosso il governo è stato il timore che il tema nucleare sia in grado di portare alle urne il quorum che renda valido anche il referendum sul legittimo impedimento. E questo è un primo, madornale errore: quando si ha paura si finisce con il farlo capire e vedere. Il che aizza i predatori.

Il secondo errore consiste in un decreto mal concepito e non adeguatamente preparato. Anche qui, perché non dire quel che è evidente: se il decreto serve a evitare il referendum, e se tale decisione spetta alla cassazione, forse vale la pena acquisirne il preventivo, per quanto riservato(capirai!) assenso.

Il terzo passo falso lo ha commesso la cassazione stessa, che ha sostituito il quesito sulla legge originaria con uno sul modo in cui è stata modificata. Cosa che lascia perplessi, non solo perché le schede di alcuni elettori (italiani all’estero) sono già in distribuzione. Tutto questo ha spostato l’attenzione più sul tentativo, fallito, di evitare il referendum che sul tema sottoposto al giudizio dei cittadini.

Se si fosse evitata questa grottesca esibizione si sarebbe potuto avvertire, ad esempio, sulla scarsa credibilità e affidabilità, in merito, del governo tedesco. E’ vero, infatti, che Angela Merkel ha annunciato l’uscita della Germania, nel 2022, dal nucleare, ma è anche vero che tale annuncio, per data assai più vicina, era già stata fatta dal governo socialdemocratico, di cui facevano parte i verdi. E non solo non ha dato luogo a nessuna chiusura di un bel nulla, ma, anzi, l’attuale governo ha prolungato la vita di centrali vecchie, di cui s’era prevista la dismissione. Così come è vero, e certo non irrilevante, che la Germania è il principale produttore europeo di rotori per l’energia eolica e con una posizione influente nella tecnologia solare, sicché l’annunciata decisione sembra più una pubblicità ai prodotti tedeschi che altri dovrebbero comprare che non una scelta destinata a restare tale.

A conferma di ciò c’è la dichiarazione, della stessa Merkel, secondo la quale per compensare la chiusura del nucleare le rinnovabili dovranno raddoppiare il loro contributo all’autonomia energetica, salvo il fatto che oggi rappresentano il 7%, mentre il nucleare, in Germania, copre il 25, quindi dovrebbero quasi quintuplicare. La verità è che i tedeschi hanno il carbone (e te lo raccomando, dal punto di vista ambientale) e che stanno cercando di spingere le esportazioni di tecnologia.

Forse sarebbe valsa la pena di dirlo e di parlarne, trattando gli elettori da persone assennate. Invece si voterà agitando paure irrazionali e favorendo interessi non nazionali, concentrando l’intera discussione sui “trucchi” con cui il governo ha provato a fuggire. Una situazione imbarazzante ed altamente tossica. Con una sinistra che si vanta di cavalcare quel che ci renderà più poveri. Pubblicato da Libero

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario