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L’italiano diventi lingua ufficiale della Repubblica

Salviamo la lingua di Dante

Il patrimonio culturale va preservato sempre.Le altre lingue siano tutelate

di Enrico Antonazzo - 07 giugno 2007

Quanti altri decenni dovranno passare per metter al sicuro la lingua italiana? Dobbiamo incorrere nello stesso errore per l’inno di Mameli? Credo proprio di no, il popolo italiano ama la sua lingua e non penso voglia metterla in pericolo per farla passare in secondo piano. Speriamo quindi che non passino altri 150 anni come è successo per l"inno, perché sarebbe davvero una vergogna (ricordiamo che è dovuto salire l"ex governatore della banca d"Italia, un presunto massone, per fare il decreto, dopo 40 anni di democrazia cristiana, servita solo a svendere tutto il patrimonio del nostro paese....e poi ci lamentiamo se gli altri paesi ci snobbano).

Il patrimonio culturale di una nazione va preservato sempre, e la lingua italiana è la lingua madre della nostra patria, la patria di Dante, il padre della lingua italiana, l’autore della divina commedia, testo letterario diventato un capolavoro artistico nei secoli. Dobbiamo proteggerla ad ogni costo, l"italiano è la lingua della nazione e deve essere tale e soprattutto rimanere tale per sempre, affinché continui a fare la storia del popolo italiano. Le altre lingue possono essere tutelate, certamente, siamo in un paese liberale e democratico,ma quella che appartiene al territorio, al concetto di nazione, al diritto di nazionalità e di origine italiana è la lingua di dante. Già all’epoca della rivoluzione francese, al sorgere dell’ottocento, con la nascita del concetto di nazione, la lingua era parte integrante del territorio di uno stato, vista come elemento di coesione per l’unità politica, vedendo la nazione come etnos e come demos. I rivoluzionari francesi avevano tanti dialetti diversi a seconda della regione, ma il francese divenne quella lingua ufficiale come humus per la loro unione e fratellanza. Prendiamo sempre esempio dalle altre nazioni per le cavolate più inutili che ci possano essere tra le quali i quiz show, le varie trasmissioni, le soap, altre leggi strane e a volte immorali! Perché per le cose buone non ne assimiliamo i contenuti?! e allora perché non seguire la Francia per quanto riguarda la nostra lingua madre? è successo lo stesso problema per l"autonomia dell"isola Corsica, patria di napoleone, loro volevano uno statuto speciale che garantisse loro una autonomia piena in quanto popolo, il popolo corso, per l’appunto, con la loro lingua ufficiale. Mitterrand si oppose a questo, e prima di lui lo fece anche Giscard D"Estaing (si, lo stesso ideatore della costituzione dell’UE) dichiarando che il popolo del territorio francese è uno solo e deve rimanere tale, quello francese, poi si tutelano le altre etnie, ma il popolo è uno. Tanto che vi fu una modifica costituzionale alla quale si aggiunse che il francese è la lingua ufficiale della nazione (le altre lingue vanno comunque tutelate). Perché non prendiamo esempio dalle cose buone che fanno gli altri ogni tanto?

Nel 1991 nel suo statuto l’articolo in cui vi era scritto “u populu corsu” fu soppresso tale passaggio, in quanto il popolo corso non esiste. L’idea di popolo francese è una ed è legata allo stato che è uno solo. Non esiste una frazione di territorio o di popolo al quale possa attribuirsi una frazione di tale territorio. Lo statuto quindi viene accettato tranne nell’uso della parola “populu corsu” per specificità sociale ed economica. La corsica ha quindi un nuovo statuto che fa parte del codice delle collettività territoriali (provincia=dipartimento).

“Art. 2 La lingua della Repubblica è il francese. L"emblema nazionale è la bandiera tricolore, blu, bianca e rossa. L"inno nazionale è la "Marsigliese". Il motto della Repubblica è "Libertà, Uguaglianza, Fraternità". Il suo principio è: governo del popolo, attraverso il popolo e per il popolo”

Ecco l’articolo che manca nella nostra costituzione! Ecco cosa si deve intendere con nazionalità! Cosa aspettiamo ad averne uno anche noi?! E che non ci vengano a dire che si tratta di una legge nazionalista, razzista o altro ancora, soltanto perché è stata proposta da un ex camerata, perché questa è una legge concreta direttamente discendente da ideali mazziniani e garibaldini! Gli ideatori della nostra patria! Da qui il disegno di legge che inserisce la frase «La lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica» nell"articolo 12 della Costituzione, proposta da Alleanza Nazionale. Ancora una volta però gli estremisti di destra e di sinistra sono d"intralcio ad un problema nazionale, Rifondazione per i motivi legati agli extracomunitari, la Lega per l’auspicata secessione. La lingua della nostra patria è stata, è e deve rimanere la lingua ufficiale. Tollerare tutte le altre lingue è ovvio perché sta alla base della democrazia, ma l"italiano è la lingua della nazione, è un patrimonio culturale, è la lingua di dante ( e lo ripeto per esortare il nostro popolo) il padre della lingua italiana, non dobbiamo dimenticarlo. Tutelare un diritto in base alla Costituzione non significa tutelare solo i diritti delle minoranze e non quelli della maggioranza, perché il testo costituzionale sta alla base stessa di uno stato, ne rappresenta la legittimità popolare, è il fondamento di una coesione sociale, politica e culturale. E quindi espressione di tutto il popolo, e non solo della maggioranza o della minoranza. La lingua della nostra patria è l’italiano e tale deve rimanere, nero su bianco! Nella destra la questione della lingua, così come quelle della nazione e del sangue, fanno parte di un patrimonio ideale che risale alla lettura conservatrice del Risorgimento. Per la sinistra basta citare l"esempio di Pasolini, che sottolineò con forza la funzione di koinè della lingua italiana, lingua che nasce prima della nazione italiana, e prima dello stato stesso, e quindi elemento fondatore della nostra patria.

Quindi non è una questione di parte, ma è un concetto legato a tutto il popolo italiano nella sua integrità morale, politica, sociale, culturale e psichica! Fratelli di ogni regione d’Italia, Mazzini disse “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” e se ora gli italiani sono stati fatti, facciamoci sentire! Salviamo la tradizione del risorgimento e rendiamo una concreta legge alla nostra lingua!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario