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Grosse Koalition: ma loro sono tedeschi!

Riserve personali all’unica soluzione

Storicamente i compromessi hanno sempre permesso agli italiani di tirarsi fuori dal fango

di Antonio Gesualdi - 24 marzo 2006

Il nostro presidente, Enrico Cisnetto, sa che sono tra quelli che ha forti dubbi su una possibile Grosse Koalition italiana. Temo, come molti, la non alternanza di governo. In Germania ci sono quattro partiti e due di questi hanno deciso di governare insieme il Paese verso un qualche nuovo assetto. In Italia non abbiamo quattro partiti, ma una decina tra quelli possibili per una grande coalizione. Una differenza non da poco. Ma intanto anche il Financial Times continua a raccomandare all"Italia un Grosse Koalition alla tedesca. Vedremo. Certo è che i tedeschi sono tedeschi e con la Grosse stanno facendo quello che anche noi dovremo fare.
L"argomento può essere, sicuramente, utilizzato da chi teme che una vittoria risicata, sia del centro-destra che del centro-sinistra, possa portare ulteriori sciagure per il nostro Paese. E storicamente i compromessi o i governi di solidarietà nazionale hanno sempre permesso agli italiani di tirarsi fuori dal fango. Ma hanno contribuito anche ad ingessare le prospettive per il futuro. Oggi paghiamo gli errori degli anni settanta: bassa scolarizzazione, piccole imprese, ridondanza di enti locali, scontro tra concezioni sull"economia, ecc.In Germania il programma di sostegno per la congiuntura, che prevedeva la spesa di 25 miliardi di euro, è stato bellamente liquidato dalla signora Merkel e nessuno è andato in giro per le piazze di Berlino a protestare. I debiti si pagano e non ci si può permettere di spendere e spandere senza preoccuparsi di come consumare meno di quanto si produce. I pensionati – si sono detti i tedeschi – sono “superpagati” e le pensioni non aumenteranno fino al 2016. Chiese e sindacati non hanno fatto una piega. Anche loro conoscono la situazione reale. Non solo ma il potente ministro del Lavoro, il socialdemocratico Franz Muentefering, ha detto che l"età della pensione deve salire di due anni, fino a 67 e il vice ministro dell"Economia, Johann Eekohoff ha pure aggiunto che chi ha fatto figli si è accollato da giovane una spesa per la comunità. Ma chi non ne ha fatti può accontentarsi di una pensione ridotta del 50%. Se si vuole evitare uno scontro generazionale dirompente - sostiene il governo tedesco - bisogna risanare il bilancio ora e non a babbo morto.
Noi, invece, pur essendo in un Paese più vecchio della Germania, pur essendo in campagna elettorale continuiamo a far finta di non avere debiti, a far finta che tutto va bene e a far finta che lo Stato... sono gli altri. In Germania, evidentemente, lo Stato... sono i tedeschi!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario