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Tutte le incognite di Palazzo Koch

Rischio scontro in Bankitalia

Draghi alle prese con sindacati ed enti locali: ora può far arrabbiare anche il Governo

di Alessandro D'Amato - 14 marzo 2007

Partita doppia in Banca d’Italia. Mentre la riorganizzazione del servizio studi comincia a incontrare molti scogli, si prepara lo scontro tra sindacati e dirigenza di Via Nazionale. Lunedì 19 è in programma l’appuntamento tra i membri del direttorio di Bankitalia e le rappresentanze dei lavoratori, per parlare del taglio delle 74 filiali deciso da Draghi.

Il colpo di forbici per alleggerire costi e strutture ha scatenato le proteste di sindaci, presidenti di Provincia (l’Upi ha chiesto un confronto ufficiale al Governatore) e di Regione (l’Assemblea regionale siciliana ha votato all"unanimità un ordine del giorno contro la cancellazione delle 8 sedi), tutti preoccupati di quello che potrebbe significare l’abbandono del territorio da parte dell’istituzione-Palazzo Koch. Anche perché i primi cittadini già sono in aperta polemica con il ministro Amato per il taglio delle prefetture annunciato dal ministro dell’Interno.

Ma il piano Bankitalia è finito soprattutto nel mirino dei sindacati. Perché non porterebbe significativi risparmi sul piano del costo del lavoro, per il costo troppo oneroso degli ammortizzatori sociali per i dipendenti in uscita, e a causa del disagio arrecato ai cittadini dall’assenza di una serie di servizi che verrebbero negati ai territori, come l’accesso alla centrale rischi o i servizi di tesoreria. “Chiudere le sedi provinciali – dice Luigi Leone del Falbi, il sindacato più rappresentativo della Banca d’Italia – dimostra poca conoscenza della specificità italiana: in alcune regioni i capoluoghi distano anche centinaia di chilometri dagli altri centri abitati. Soprattutto: il progetto non spiega per niente quello che succederà dopo. Oltretutto in un momento in cui la Banca si troverà a dover allargare le sue competenze, assumendo la vigilanza dei fondi pensione, delle assicurazioni e incorporando l’Ufficio Italiano Cambi”.

I segnali di nervosismo non mancano, ma da Palazzo Koch fanno sapere che la task force varata dal direttore generale Fabrizio Saccomanni andrà comunque avanti. E questo potrebbe portare a una rottura nella riunione di lunedì, dove i sindacati si presenteranno molto agguerriti. “Anche perché noi abbiamo proposto una soluzione alternativa – dice Angelo Maranesi della Fabi –, e cioè quella di sostituire alcune filiale con agenzie finanziarie”. E come è stata accolto il suggerimento? “Direi bene, lo stesso governatore si è fatto scappare di bocca un ‘interessante’, e questo mi pare significativo”. Il modello di filiale ‘modulare’ è gradito anche da Guido Pellegrini della Fisac-Cgil: “Possiamo immaginare delle sedi che conservino tutte le loro competenze, alcune con solo alcune funzioni, e filiali ‘snelle’ per la gestione del contante”.

Intanto la riorganizzazione del servizio studi in 4 macro-aree, dopo l’annuncio dato dai giornali, inizia a segnare il passo. Tanto che all’interno, tra qualche malumore, si sussurra che così com’è stata presentata difficilmente andrà in porto. Per il rischio-sovrapposizione con le competenze del Tesoro che si profila per l’Area Finanza Pubblica, che la divisione per competenze potrebbe non ovviare. Un possibile attrito con il governo che oggi, dopo l’ampliamento delle competenze su cui vigilare, è meglio evitare. E anche perché ad oggi non si sa che fine farà l’Ufficio Ricerche Storiche, voluto da Carlo Azeglio Ciampi e oggi a rischio perlomeno di ridimensionamento con la ristrutturazione in atto. Un rischio che molti a Palazzo Koch vorrebbero assolutamente evitare.

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