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Si apre una fase storica delicata

Ringraziamo i francesi per il loro “no”

Sulle ceneri di una finta Costituzione europea, costruiamo gli Stati Uniti d’Europa

di Antonio Gesualdi - 31 maggio 2005

"La Comunità europea vuol dire la pace tra Francia e Germania".

Così Alcide De Gasperi spiegava l'impegno per la costruzione dell'Europa unita nell'immediato secondo dopoguerra. E questo è stato, fino a ieri, il senso che i nostri nonni (vedi il Presidente Ciampi) e i nostri padri (vedi il Presidente Berlusconi) hanno dato a quell'impegno; Ciampi accorato e Berlusconi molto più distaccato.

Insomma la Comunità europea - come si chiamava una volta - era una necessità strategica delle nazioni europee per tentare la strada della pace che, appunto, Francia e Germania faticavano a percorrere. Secoli di lotte fratricide avevano innescato un sogno comune.

Ma quando Francia e Germania si ritrovano completamente allineate e cuore pulsante all'unisono - nel bene e nel male - dell'Europa che senso ha un'unione forzata e burocratizzata? Che unione è quella dove non sono i popoli a decidere, e quindi i parlamenti, ma parti di governi? Niente e nessuno può esercitare potere reale, in una democrazia, se questo potere non è espressione diretta della volontà popolare.

E' vero che i governi nazionali sono espressioni della volontà popolare, ma quella della singola nazione, non del "popolo europeo". Dunque il "popolo europeo" non esiste e di conseguenza non può esistere neppure l'Europa. E i francesi l'hanno capito benissimo.

Ora si ricomincia, ma non con lo stesso presupposto di De Gasperi che, comunque, ha assicurato a questa Europa 60 anni di pace.

L'Europa è una vera potenza mondiale, soprattutto se vista dal planisfero equatoriale. Sta in mezzo ai grandi continenti asiatico e americano ed è vicinissima all'Africa. L'Europa ha grandi potenzialità strategiche a tutti i livelli.

Tra il 1990 e il 2000 le relazioni tra Francia e Germania non sono state eccellenti. L'unificazione tedesca aveva nuovamente spaventato i francesi. 80 milioni di tedeschi, assecondati da un'unificazione monetaria rigida, hanno creato preoccupazione e ristagno economico in Francia e altrove. La crisi jugoslava ha visto la Germania giocare un ruolo troppo indipendente e attivo, soprattutto in Slovenia, e questo ha innescato vecchi riflessi condizionati. L'argomento di De Gasperi, insomma, andava bene fino a quasi tutti gli anni novanta.

Poi la Germania si è tranquillizzata. La grande potenza al centro dell'Europa si è accorta che l'unificazione non era, poi, un affare così semplice. Oggi la Germania conta 5 milioni di disoccupati. La febbre dell'unione è passata e il blocco demografico ha anche imposto un principio di realtà. La Francia, invece, ha una situazione demografica molto più favorevole, si è liberata della politica del franco forte, ed ha un progetto "paese" avanzato. Francia e Germania, insomma, all'inizio del 2000 possono contare su un clima di fiducia e di cooperazione e, non a caso, avversano apertamente gli Stati Uniti nella guerra all'Iraq. I paesi nel cuore dell'Europa scelgono, insieme, la pace. Se l'obiettivo di De Gasperi era questo, ebbene, è stato raggiunto. I nostri nonni e i nostri padri sono stati bravissimi perché avevano capito il problema e avevano impostato una soluzione.

Oggi, però, il problema non è più quello di assicurare la pace tra Francia e Germania, ma costruire istituzioni in grado di governare attivamente i processi globali e non di subirli o, semplicemente, reagire. Non serve più l'Europa unita, ma servono gli Stati Uniti d'Europa. E' tutta un'altra cosa.

Il ristagno della popolazione tedesca, la crescita di quella francese e il declino di quella russa (perché anche la Russia è in Europa) possono essere il presupposto di un equilibrio generale dei grandi paesi europei che, appunto, a pari condizioni, potranno costruire un futuro di Unione. Tutto sta a vedere quanto ci metteranno le leadership dei paesi europei a capire i nuovi dati di fatto.

Riguardo a questo non possiamo non ringraziare i francesi che hanno bocciato quel trattato europeo che alcuni continuano a chiamare, impropriamente, Costituzione.

L'Unione europea è morta, viva l'Unione Europea.

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