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Urgenza: sostenere l’alternanza di governo

Riforme per bipolarismo e Costituzione

Revisione complessiva del testo anche per regolare le autonomie in un quadro condiviso

di Elio Di Caprio - 03 luglio 2006

Secondo Rocco Buttiglione dell"UDC il nostro sarebbe un “bipolarismo straccione” (vedi l"intervista al Corriere della Sera dello scorso 29 giugno). Buon ultimo, ora se ne accorge anche chi qualche responsabilità ce l"ha, dal "94 in poi, nella genesi pasticciata dell"attuale bipolarismo... Negli stessi giorni l"ex Presidente Francesco Cossiga, abituato sempre a sparigliare le carte con le sue esibizioni anticonformiste, intervistato sul dopo referendum, ha tenuto a sottolineare che “ la costituzione del "48 è la peggiore delle Costituzioni europee del secondo dopoguerra”. Quale la verità o nessuna è la verità? Il giornalista “ liberal” Piero Ostellino, anch"egli in polemica con il conformismo della sinistra, ha acutamente osservato – quello che d"altronde Società Aperta va ripetendo da mesi - che la mistificazione dell"ultimo referendum è stata quella di presentare il no come un ritorno alla Costituzione originaria del "48, tralasciando volutamente che invece siamo tornati ad un testo non immacolato, comprendente la cattiva riforma operata dal centrosinistra del titolo V della Costituzione nel 2001, che nessuno ha ancora eliminato o modificato.
In più, fa osservare Ostellino, la contestata riforma del titolo V sulle autonomie, all"art. 132 lascia spazio all"eventuale accorpamento delle Regioni in aree macroregionali distinte, laddove si dice espressamente che si può, con legge costituzionale, “sentiti i consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli Comunali che rappresentino almeno un terzo delle regioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse”. Quale miglior viatico per una megaregione del Lombardo-Veneto, da varare nel medio termine, secondo le recenti predilezioni della Lega di lotta e di governo, dopo i risultati dell"ultimo referendum? Magari con l"avvio del federalismo fiscale promesso dal centrosinistra e mai seriamente attuato dai Governi precedenti? A proposito del federalismo fiscale il programma preelettorale dell"Unione, a pag.18, dice di voler attribuire alle regioni e agli enti locali “quote di partecipazione al gettito dei tributi erariali”, ma si guarda bene dal quantificarle ... Secondo i calcoli di due volenterosi giornalisti, Massimo Bordignon e Floriana Cerniglia, che hanno condotto una ricerca sul “ Sole 24 ore” del 30 giugno scorso, se la Lombardia e il Veneto insieme dovessero ottenere, come la Regione a statuto speciale del Trentino Alto Adige, il 90% di tutti i tributi erariali riscossi sul loro territorio, realizzerebbero un surplus finanziario di 55 miliardi di euro, ma “lo Stato centrale perderebbe oltre il 5% del PIL... e andrebbe a rotoli”. E" a questo che si vuole e si può arrivare, magari in nome di un" inedita e sempre possibile intesa politica tra le “costole popolari” della sinistra e della Lega? E dove andrebbero a finire a questo punto le logiche interne che tengono malamente uniti all"interno i due Poli di governo e opposizione?
Il “bipolarismo straccione” evocato dai suoi stessi protagonisti, come Rocco Buttiglione, appare sempre più in via di esaurimento. Bisogna realisticamente prenderne atto, anche se i tempi della politica possono prolungarne l"agonia. Nuove ricomposizioni più coerenti ed equilibrate delle forze politiche non possono non venire alla luce prima o poi. Nè si puo" continuare con gli strappi continui e le inutili fughe in avanti, ora per regolare e contenere la “questione settentrionale”, domani magari per far fronte ad una sempre più dirompente “questione meridionale”.. Francesco Cossiga ha il coraggio forse un po" estremo di vedere solo i difetti di funzionamento di una Costituzione datata, nata in un contesto completamente superato dai tempi. Ma i cambiamenti sono necessari, non tanto per costituzionalizzare un bipolarismo nato per caso, quanto per dotarsi degli strumenti necessari – compresa una nuova legge elettorale- perchè l"alternanza possa proseguire senza gli errori e le incongruenze di cui tutti siamo testimoni.
Il fallimento delle due riforme costituzionali, l"una respinta dal referendum, l"altra purtroppo ancora in vigore, dimostrano quanto sia vano e pericoloso strumentalizzare il tema delle autonomie locali senza una visione e una revisione complessiva della Carta Costituzionale, al di là di ogni comodo conservatorismo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario