ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Riforme, alternativa contro Al Qaeda

Entrare nel mercato per battere il terrorismo

Riforme, alternativa contro Al Qaeda

Con un altro sovrano e l’ingresso nel Wto, per l’Arabia Saudita si apre una nuova era

di Antonio Picasso - 22 novembre 2005

Terra bruciata di fronte al terrorismo. Il pacchetto di riforme quinquennali, varato ieri 21 novembre e descritto da Arab News, dal governo dell’Arabia Saudita potrebbe essere l’arma migliore per fermare Al Qaeda. Maggiori poteri alle donne, privatizzazioni, una politica industriale, sviluppo del settore turismo. Si tratta di passi concreti che Riyadh sta compiendo verso la modernizzazione.

Da poco guidata da un nuovo sovrano, Abdullah, ma soprattutto fresca di ingresso come 149esimo membro del World Trade Organization, l’Arabia ha deciso di orientarsi verso una posizione di maggiore apertura per un suo sviluppo, economico, politico e sociale.

La riforma nasce da un compromesso tra le imposizioni che giungono dall’esterno e la volontà di cambiare, esplicitamente espressa da re Abdullah. Il Wto è accessibile, infatti, solo a quei Paesi che sono sinceramente disposti a mutare le proprie regole interne e a modificare le strutture, per adeguarsi al mercato internazionale. Fa eccezione la Cina che, così imponente com’è, è entrata nel “club” senza rivoluzionare molto del suo sistema politico-sociale. L’Arabia, però, si è resa conto che, se vuole conservare il suo primato mondiale di massimo produttore ed esportatore di petrolio e se desidera mantenere la propria influenza nell’ambito delle Nazioni Unite e della Lega araba, altro non può fare che adeguarsi, ma soprattutto aggiornarsi.

E le riforme non farebbero bene solo ai sauditi. Il Paese, infatti, è un importante bacino di utenza del terrorismo islamico. Perché Al Qaeda riesce a prelevare, da una società tanto conservatrice, nuovi adepti e combattenti pronti al martirio. Ora, con interventi strutturali di questo tipo, il meccanismo di reclutamento potrebbe essere interrotto. La modernizzazione della società, ecco una valida alternativa agli interventi militari per fermare il fanatismo e ridurre il numero di potenziali kamikaze. Riconoscere una condizione giuridica migliore per la donna, creare delle opportunità di istruzione e di impiego alla portata di tutti. Aprire le frontiere e sfruttare le tante occasioni che offre la globalizzazione. Vincere il terrorismo è possibile anche, o forse soprattutto, soffocandolo in questo modo. Un’alternativa che, alla lunga, potrebbe risultare più efficace del classico intervento armato.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario