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Verso una rinnovata aggregazione

Ridiamo una chance al nostro Paese

Abolizione delle Province e Stati Uniti d'Europa: ecco le ricette per il rilancio del PRI

di Luca Bagatin - 16 dicembre 2008

Da alcune settimane su “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, è in corso un interessante dibattito costruttivo sul futuro del partito stesso. Collaboro peraltro da alcuni mesi a questa storica testata e sono lieto di farlo con contributi che spesso hanno poco a che vedere con la politica in senso stretto. Preferendo dedicarmi, infatti, ad approfondimenti storici e culturali.

Di politica, a dire la verità, non avrei più voluto occuparmi e debbo dire che sino a qualche giorno fa mi sarei voluto astenere a questo pur appassionante dibattito. Ho iniziato a fare politica quasi tredici anni fa, all"età di diciassette anni, sempre nell"ambito della cosiddetta “area laica”. L"ho fatto unicamente per scelta personale e non perché qualcuno a me vicino mi abbia spinto o incoraggiato (peraltro la mia famiglia non si è mai occupata di politica).

E" stata una scelta dettata dal mio personale studio ed approfondimento dei cosiddetti “massimi sistemi”. E soprattutto della Storia. Una Storia che mi ha sempre entusiasmato ogni qual volta si tratta e si trattava di approfondire grandi principi ed ideali. Una Storia che mi ha avvicinato ad istituzioni quali Massoneria, Carboneria e finanche Teosofia e quindi a Mazzini e Garibaldi.

Una Storia che però (e purtroppo) non mi ha mai fatto amare granché il nostro Paese. Un Paese ove si coltivano così poco gli ideali di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza, Individualità, e ove si tendono a dimenticare gli insegnamenti dei Padri e delle Madri (che hanno versato il sangue per l"Italia) per seguire – invece – il proprio unico tornaconto personale. Sono da sempre convinto – invero - che gli italiani siano quasi sempre causa del loro mal.

E causa del loro mal è spessissimo certa cultura cattolica, che ha aperto le braccia al marxismo, al fascismo ed oggi al buonismo di certa “carità cristiana” che genera solamente nuove povertà, ovvero nuove lotte fra poveri e non già vera emancipazione dal bisogno. Una (in)cultura che non accetta le diversità come tali. Che rifiuta orientamenti o diversità sessuali non consone alla Morale Cristiana. Una “morale” che è invero solamente un"elucubrazione mentale (e di mente morbose e sessuofobe trattasi) e nulla più. E così mi trovo qui anch"io a discutere del futuro – che è anche il presente – del Partito Repubblicano Italiano.

Un partito nato nel 1895, ispirato da Giuseppe Mazzini e dal suo Partito d"Azione. Un partito al quale – da mazziniano e da laico – ho aderito la primavera scorsa, inizialmente senza grandi convinzioni. Senza grandi convinzioni in quanto avevo deciso di abbandonare completamente la politica perché mi pareva (e per moltissimi versi mi appare tuttora) una grande perdita di tempo. Una perdita di tempo per chi, come me e moltissimi compagni laici, liberali, liberalsocialisti ecc...., hanno lavorato alacremente per costituire un"alternativa di Terza Forza al nulla creato dal PD e dal PDL, ma non sono (siamo) riusciti a cavarne un ragno dal buco!

Purtuttavia mi sono ricreduto leggendo ogni giorno “La Voce Repubblicana” e soprattutto partecipando alle riunioni settimanali con i compagni Repubblicani della Provincia di Pordenone con i quali stiamo discutendo di tematiche concrete inerenti la città (e non di alleanze, poltrone o giochi di potere come so per certo accade in quasi tutti gli altri partiti. Anche dell"area laica, ahinoi).Non ho mai creduto né mai crederò al bipolarismo in Italia. Men che meno al bipartitisimo.

Se così fosse ciò si tradurrebbe nella riedizione della contrapposizione fra cattocomunisti e clericofascisti. E proprio uno degli aspetti più marci e beceri del nostro sistema politico è che oggi siedono ancora in Parlamento gli eredi del Partito Comunista e del Movimento Sociale Italiano. Partiti antidemocratici e sconfitti dalla Storia in tutto il mondo occidentale, civile e democratico e che negli anni "70 si combattevano financo in piazza con scontri e stragi violente. Questo è, a parer mio, un punto che non possiamo trascurare e che deve, come italiani, farci vergognare profondamente. I cosiddetti due grandi partiti – PD e PDL – nascono proprio da questa grande contraddizione della Storia del nostro Paese.

Caduto il Muro di Berlino l"Italia avrebbe dovuto conoscere una rinnovata democrazia parlamentare ed istituzionale ed invece.....con il colpo di mano di Tangentopoli ecco decaduti i partiti democratici (ed il nostro PRI fra questi) ed ecco saliti al potere gli eredi dell"estrema sinistra e dell"estrema destra (neanche fossero e fossero stati i più onesti!). Oggi “ripuliti” in contenitori di plastica dai nomi alquanto bizzarri (da una parte abbiamo un partito democratico senza vera democrazia interna, dall"altro un partito delle libertà senza vere libertà civili). Ora, benché io consideri oggi il PDL l"aggregazione “meno peggio” e che grazie al premier Berlusconi ha saputo garantire importanti ruoli e posizioni ai laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti italiani (cosa mai avvenuta nell"Ulivo prima e nel PD oggi), ritengo sia prioritario porre il nostro partito, ma anche gli altri laici, quale “testa di ponte” di una rinnovata aggregazione che potrebbe nascere proprio dalla costola laico-liberale del PDL.

Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista capace di occupare la posizione che oggi il PD veltronian-rutellian-prodiano non riesce e non riuscirà mai ad avere proprio in quanto partito rappresentante della conservazione sociale, civile ed economica del nostro Paese. Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista guidata da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino, Antonio Martino, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi ed altri amici. Ora, pare che io stia sognando, ma vi assicuro che questo progetto non penso sia così lontano dalla realtà dei fatti per come si presentano, ovvero potrebbero presentarsi nei prossimi mesi ed anni.

Per l"intanto accontentiamoci – si fa per dire – di ragionare nell"immediato. In primavera abbiamo diverse tornate amministrative da affrontare e le elezioni europee. Innanzitutto diciamo chiaramente che siamo oggi gli unici a dire e a dare ricette concrete per quanto riguarda la riduzione della spesa pubblica. Aboliamo da subito le Province come ente politico, le comunità montane ed i piccoli Comuni. I Repubblicani lo dicono dagli anni "70! Presentiamo pertanto alle prossime elezioni amministrative delle liste che abbiano un richiamo di ciò anche nel nostro simbolo con l"Edera al centro e chiamiamole: “Partito Repubblicano Italiano – Aboliamo le Province”.

E perché per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo non rilanciamo la battaglia federalista di Mazzini, ma anche di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed altri? Una battaglia che è da sempre nostra. Lanciamo delle liste federate al Partito Liberale Italiano, al Partito Radicale, coinvolgiamo il Movimento Federalista Europeo, gli amici mazziniani... Lanciamo una “Lista Liberaldemocratica per gli Stati Uniti d"Europa”.

Sto esagerando? Troppe idee ? Forse, ma forse anche no. Cari compagni, io come vedete butto lì generosamente tutto sul tavolo verde-edera della discussione della “Voce” e sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ormai giunto ad oltre 600 visite quotidiane. Per il resto prosegua questa nostra costruttiva discussione, possibilmente cominciando a pensare positivamente ed in grande!

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario