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Public Policy

Un appello ai libertarian

Ricette liberali

Occorre una nuova iniezione di libertarismo ed antistatalismo

di Luca Bagatin - 25 aprile 2012

All"indomani dell"esito elettorale delle presidenziali francesi - le quali hanno favorito il socialista Hollande - stavo riflettendo relativamente al fatto che, se gli esiti elettorali di questo periodo di crisi mondiale (causata principalmente dalle fallimentari politiche keynesiane di indebitamento e deficit spending), favoriscono i "sinistri" più statalisti e le destre sociali, esterme e nazifasciste, forse c’è qualche cosa di cui preoccuparsi. Probabilmente, anche laddove hanno governato i liberali e gli antistatalisti (come in Francia, ad esempio o in Italia, almeno a parole), questi non hanno saputo o voluto proporre ricette liberali e liberiste di rilancio dell"economia, bensì hanno proseguito nello spremere i contribuenti ed imporre politiche assistenziali (a garanzia solo di alcuni settori, come in Italia) e burocratiche, a tutto vantaggio dei privilegi della Casta e della partitocrazia.

La medesima cosa sta accadendo negli USA, ove Romney (che rischia di essere il pessimo rappresentante del GOP), lungi dal proporre serie riforme libertarian (come invece fa il suo concorrente alle primarie Ron Paul), si accoda, garantendo - di fatto - la vittoria al keynesiano e statalista di Obama. Di questo passo, dalla crisi mondiale, non usciremo mai: sarà una spirale senza fine, nella quale il potere dei governi e della relativa burocrazia, si farà sempre più oppressivo ed opprimente nei confronti dei cittadini. In particolare di quelli onesti ed abituati a pagare di tasca propria, in luogo di nessun servizio pubblico. Purtroppo, delle politiche liberali annunciate da Sarkozy nella precedente campagna elettorale, non è rimasto nulla. Non parliamo di quelle di Berlusconi, la cui ultima prova di governo è stata degna del peggior governo Prodi: ovvero illiberale, statalista e social-burocratica. A tutto vantaggio di politiche keynesiane alla Tremonti (che non a caso sostiene Hollande) e corporative (in linea con il programma della Lega Nord, a tutela di interessi particolari a livello locale).

Dunque, cari liberali e libertarian, sino ad ora siamo ben lontani dai fasti delle amministrazioni Reagan e Thatcher, dallo sviluppo degli anni "80 che, persino nella statalista Italia, un leader liberalsocialista lungimirante come Bettino Craxi, riuscì a far decollare, abolendo la scala mobile ed abbattendo l"inflazione. Invero, Hollande, a parte fallimentari politiche di deficit spending e dunque di indebitamento statale, di aumenti delle imposte e di abbassamento dell"età pensionabile, porta avanti anche politiche accattivanti, quali ad esempio il matrimonio omosessuale e le adozioni agli omosessuali, oltre che l"introduzione del diritto di eutanasia ed in questo senso gli va dato atto di essere l"unico leader della sinistra europea, dopo Zapatero, ad aver avanzato tali proposte che, fortunatamente, sono anche patrimonio di gran parte della destra liberale europea (non di quella italiana, in quanto, qui da noi, la destra liberale, è pressochè completamente assente). Curioso, in effetti, che il decrepito Pd italiano sostenga Hollande, il quale, già dal fatto di essere socialista, ha una storia completamente diversa rispetto al partito di Bersani, il quale è un ircocervo fra centro e sinistra conservatori. In tutto ciò, ad ogni modo, salta agli occhi il fatto che siamo di fronte ad un"Europa disomogenea sotto il profilo politico e progettuale. Un"Europa ancora lungi dal diventare una vera federazione politica di Stati, che, al momento, si arrabattano come possono, senza restituire la sovranità ai cittadini. Il sogno di molti giovani, dopo la caduta del Muro di Berlino, era di una nuova era: democratica, liberale, civile, antitotalitaria ed antitotalizzante. Oggi ci troviamo in totale balìa degli Stati e dei governi...che, spesso, fanno il bello ed il cattivo tempo. Occorre una nuova iniezione di libertarismo ed antistatalismo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario