ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Ribellarsi è possibile, oltre che giusto

Non trinceriamoci dietro al qualunquismo

Ribellarsi è possibile, oltre che giusto

Difendiamo le persone per bene, non solo Saviano

di Davide Giacalone - 22 ottobre 2008

Chi firma gli appelli, con i soliti Nobel in testa, in difesa di Saviano, che vuole ed a chi si rivolge? Difendiamolo, ma da chi? E che c’entra la democrazia? Roberto Saviano è molto bravo, il suo libro è assai ben scritto (il film mi piace meno), solo che rischia di cadere in un terribile paradosso: dopo avere descritto e denunciato la penetrazione strutturale della camorra, la sua economia delle baracche e dei veleni, la sua osmosi con l’umanità che la circonda, finisce con il diventare la bandiera della solita tiritera qualunquista, secondo cui la colpa è sempre dello Stato (che protegge Saviano) e mai delle singole persone o delle collettività.

Il caso Saviano non ha nulla a che vedere con quello di Salam Rushdie. Il secondo è perseguitato da un governo, per ragioni di fanatismo religioso. Si può parteggiare per Rushdie anche se si è musulmani. Saviano è minacciato di morte da degli stracciaculi assassini, pericolosi perché invasati e privi d’intelligenza, a loro volta espressione di vasti territori fuori dal controllo dello Stato, capaci di produrre ricchezza criminale che poi inquina il mercato. Non c’è nulla da salvare, nel fenomeno camorrista, come in nessuna altra mafia. Non ci sono tracce culturali od antropologiche da preservare.

C’è solo da combatterle con le armi del diritto, sperando di sterminarle, cancellandole dalla realtà. Per farlo occorre la forza della legge, la forza della repressione, ma anche la forza della convinzione, che indichi a quanti vivono nell’indotto camorrista e nelle zone in quel modo controllate la reale alternativa. Certo, occorre liberarsi di quella classe politica che ha fatto finta di non vedere, che ha riempito le cave di veleni e le strade di spazzatura, ma senza dimenticare che quei politici sono anche i più votati.

I Nobel e gli scrittori di fama, invece di dire fesserie sulla democrazia in pericolo, vengano in queste zone a battersi con la gente per bene. Ce n’è e merita di sapere che ribellarsi è possibile, oltre che giusto. Saviano è stato un fotografo eccellente, cerchi ora di non attardarsi nelle pose, di non prestarsi alla tesi camorrista secondo cui ogni cambiamento è impossibile. La sua vita gli appartiene, naturalmente. Vale la stessa cosa per gli altri campani, che rassegnandosi muoiono e lasciano morire.

Pubblicato su Libero di mercoledì 22 ottobre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario