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Referendum: a favore del sì

Respingiamo la caccia alle streghe

Riflessione sulle recenti vicende di An: sulla biomedicina c’è bisogno di un’attitudine laica

di Cesare Greco - 18 maggio 2005

Fanno male, fanno molto male in Alleanza Nazionale a processare il Presidente del partito per la sua presa di posizione sul referendum abrogativo di quattro articoli della legge 40, quella sulla procreazione assistita. Non si tratta di difendere una linea politica decisa in un congresso o di mantenere fede ad impegni programmatici assunti con gli elettori (a dire il vero su questi punti ci sarebbe molta più disinvoltura), si tratta di intervenire su convincimenti intimi, su problemi di carattere etico, nei quali non può esistere una linea di partito, di nessun partito. Appare, in questo senso, estremamente inquietante la totale assenza di attitudine laica, non nel senso dell’anticlericalismo, che riteniamo deleterio quanto il suo opposto, ma nel senso dell’accettazione delle diversità d’opinione nel campo delle libertà civili e della libertà di ricerca scientifica.

Abbiamo già scritto che non trovavamo nulla di strano nel fatto che monsignor Ruini invitasse i credenti all’astensione. E’ una posizione legittima. Diverso appare, al contrario, il volere imporre questa posizione come inemendabile e negando, di fatto, il diritto a posizioni differenti.

Il feroce accanimento con cui i dirigenti di An hanno sposato le posizioni della Cei e, soprattutto, il clima da caccia alle streghe instauratosi, insieme alla tentazione di imporre una posizione che appare francamente di retroguardia, non solo in occidente, lasciano perplessi e impongono una riflessione sul ruolo di Alleanza Nazionale come partito moderno e, soprattutto, come movimento che si riconosca in uno Stato laico, multiculturale, multirazziale e multiconfessionale come l’Italia si avvia ad essere.

Impongono una riflessione perché le posizioni richiamanti tragiche e antiche guerre di religione non giovano certamente alle speranze di crescita democratica del Paese.

Abbiamo riconosciuto ad Alleanza Nazionale il merito di avere contribuito in maniera decisiva, dieci anni fa a Fiuggi, a chiudere definitivamente il dopoguerra italiano e a restituire alla politica una destra democratica; non possiamo però non allarmarci del clima da Sant’Uffizio degli ultimi giorni e chiederci se da queste posizioni e imposizioni, An sarà in grado di affrontare serenamente i problemi di convivenza che, nel futuro, più acuti saranno nel paese. Non possiamo non chiederci se, partendo da queste posizioni An sarà in grado, in quanto forza di governo, di fornire un contributo reale all’ indispensabile e improcrastinabile rilancio della ricerca scientifica in questo paese o se le sue scelte saranno influenzate, o peggio dettate, da posizioni etico-religiose esterne alla politica.

Il talebanismo ecologista ha fatto perdere all’Italia occasioni preziose di crescita e imposto oneri oggi insostenibili, escludendoci in maniera irreparabile dai moderni filoni di ricerca nel campo dell’energia. Allo stesso modo il talebanismo biomedico, a cui An si è iscritta con fervore acritico, sta escludendoci da campi nei quali eravamo all’avanguardia e da cui possono uscire speranze di vita e di affrancamento dalla sofferenza per milioni di individui.

A questo punto è d’obbligo un augurio: che gli sforzi per allontanare i cittadini dalle urne risultino, nel prossimo referendum, vani e che anche gli elettori di An vadano in massa a votare, come avvenuto già per divorzio e aborto, costringendo i propri dirigenti ad una riflessione sulla laicità della politica. Una riflessione seria almeno quanto quella di Fiuggi sulle radici dell’Msi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario