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Chi è davvero il sindaco di Firenze

Renzi il rottamatore

Un'alleanza laica e liberaldemocratica sarebbe tanto auspicabile quanto improbabile

di Luca Bagatin - 31 ottobre 2011

Matteo Renzi, il "rottamatore". Matteo Renzi, il "rinnovatore". Matteo Renzi, un passato nel Partito Popolare Italiano, un moderato decisamente ed un ottimo Sindaco di Firenze dalle idee e prospettive bipartisan, come si usa dire oggi. Matteo Renzi, il trentaseienne che è mal digerito dall"apparato cattocomunista e dal "nuovo Ulivo", il trittico Bersani-Vendola-Di Pietro. Ed anche questo ce lo rende simpatico, assieme alle sue prospettive dal sapore liberale, capaci di andare oltre il berlusconismo e l"antiberlusconismo. Le parole d"ordine di Matteo Renzi in sintesi: "No all"egualitarismo, sì all"uguaglianza"; "No al berlusconismo ed all"antiberlusconismo"; "Sì ad andare in pensione più tardi, per garantire un futuro alle giovani generazioni"; "Abolizione del valore legale del titolo di studio"; "No al finanziamento pubblico ai partiti;" "Abolizione dei vitalizi ai parlamentari"; "Meritocrazia". Idee vecchie, secondo Bersani. Che però è uno sconfitto dalla Storia, assieme ai tutto il gruppo dirigente cattocom del Pd. Idee riformatrici e liberali, pare, quelle di Renzi, invece, che hanno vinto in tutto il mondo Occidentale e nella sinistra democratica europea: da Gonzalez a Craxi, da Papandreu a Mitterrand, da Blair a Zapatero. Matteo Renzi mette i bastoni fra le ruote ad una sinistra italiana di matrice cattocomunista e conservatrice, incapace di governare, triste e bacchettona, che garantisce chi è già garantito e penalizza tutti gli altri. Se il Pd fosse Matteo Renzi, insomma, sarebbe un partito progressista e liberaldemocratico. Ma così non è. Matteo Renzi disegna uno scenario che potrebbe vedere uniti i liberali, i liberisti (ovvero gli umanisti liberali, volendo citare il compianto prof. De Marchi), ed i libertari di entrambi gli schieramenti: Antonio Martino con Enrico Morando, Renato Brunetta con Pietro Ichino, allargando il cerchio a Futuro e Libertà, al Partito Repubblicano ed a quello Liberale. Una riedizione del mitico "lib-lab", ovvero la convergenza di quei riformatori che, nei primi anni "90, desideravano un futuro fatto di libertà di impresa, di lavoro sostenibile e di garanzie per chi non è mai stato garantito.

Chissà se sarà davvero così. Nell"Italia degli ultimi anni gli uomini di buona volontà, in fondo e purtroppo, non sono mai stati amati e premiati. Speriamo che la rotta si inverta presto, altrimenti, i dolori della crisi, si acutizzeranno ulteriormente.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario