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I tempi dei processi

Regressione giudiziaria

Allungare i tempi della prescrizione non allinea l'Italia con gli altri Paesi

di Davide Giacalone - 28 gennaio 2012

I miracoli esistono, come dimostra la generale concordia in tema di giustizia. I magistrati aprono l’anno giudiziario e il governo corre a dire che si riconosce nelle loro parole. L’ex ministro della giustizia, e oggi segretario del partito di maggioranza relativa, Angelino Alfano, dice che c’è il clima buono per le riforme. Il capo dei terzi poli, Pier Ferdinando Casini, lo asseconda, assicurando che ora si può. Il segretario del più forte partito della sinistra, Pier Luigi Bersani, dice che ci si deve buttare alle spalle le polemiche e passare all’azione. Miracolo, appunto. Io, però, non ci credo. E più che un miracolo vedo un pericoloso raggiro. Abbiamo passato anni a mollare schiaffoni al centro destra, cui rimproveravamo l’incapacità di cambiare un sistema in conclamata bancarotta, produttore d’ingiustizie e dannoso per il sistema produttivo (nessun sistema sano funziona senza giustizia).

Quel che occorreva fare l’abbiamo elencato centinaia di volte, chiedendo di allineare l’Italia al normale funzionamento degli stati di diritto, in Occidente. In nessuno di questi, tanto per non girarci intorno, i magistrati dell’accusa e i giudici sono colleghi. Ovunque è considerata una bestemmia. Quel che volevamo (e vogliamo) è che il nostro Paese cessi d’essere umiliato presso la Cedu (Corte europea diritti dell’uomo), per l’incivile durata dei processi. Chiunque avesse affrontato questi e altri problemi sarebbe stato benemerito. Chiunque li avesse negati o schivati era da considerarsi un incapace, un giustizialista, un nemico del diritto. Anni persi. Certo, c’era il problema incarnato in Silvio Berlusconi, coinvolto in molti procedimenti giudiziari e, quindi, sospettato di volere legiferare a proprio favore. L’ozioso dibattito sull’uovo e la gallina, se fosse coinvolto in quei procedimenti in quanto soggetto politico o se fosse divenuto tale per difendersi dai procedimenti, ha accompagnato la colpevole inerzia. Apprendiamo ora, dalle parole del primo presidente della Cassazione, che tolto di mezzo lui ci sono “nuove speranze” e un “diradamento delle nubi”. Che bello. Cosa prevede il menù? Qui prende corpo il raggiro.

Il piatto forte della recente inaugurazione dell’anno giudiziario consiste nell’allungare i tempi della prescrizione. Non solo è abominevole, ma si giunge all’imbroglio di dire che vanno allineati a quelli degli altri Paesi. Roba da matti: in Francia va in prescrizione anche l’omicidio (da noi mai)! Il nostro problema sono i processi lunghi, sicché la soluzione non consiste nell’allungarne la validità. Sentite cosa ha detto Michele Vietti, presidente del Csm: “Fermiamo la prescrizione quando il giudice stabilisce che il processo va fatto”. Come dire: se il giudice lo ritiene utile sospendiamo la legge. E’ una regressione millenaria, perché la prescrizione è un istituto che risale al diritto romano, e stabilisce il sanissimo principio che lo Stato non può perseguitarti per un tempo sproporzionato rispetto al reato presupposto (e non dimostrato), così come stabilisce che la pretesa punitiva, dopo un lungo tempo, non ha più senso. Che facciamo, torniamo a prima dei gladiatori? Invece si devono rendere perentori tutti i tempi previsti dalla procedura, che, invece, la magistratura sfora alla grande, sia in fase d’indagine che processuale (con ritardi scandalosi nel deposito delle sentenze). Il presidente della Cassazione ha affermato la: “permanente validità del modello italiano di sistema giudiziario, caratterizzato dall’indipendenza del giudice e del pubblico ministero (messi sullo stesso piano e senza neanche ricordare la difesa n.d.r.), dalla pari dignità di tutte le funzioni giurisdizionali, dal governo autonomo della giurisdizione, dal presidio costituito dal Consiglio superiore della magistratura”. Peccato che tale modello è sconosciuto altrove. Se questa è l’aria che tira, non esito a definirla: restaurazione reazionaria.

Fra le colpe inestinguibili del centro destra c’è l’avere perso mille occasioni, parlando di bischerate come il processo lungo e il processo breve, impiccandosi alle intercettazioni (a proposito: dice Bersani che ora è il tempo della condivisione, ma la maggioranza di centro destra propose, con nostro orrore, il disegno di Clemente Mastella, ministro del governo Prodi) e riconsegnato l’Italia all’oscurantismo giustizialista. Fra le colpe imperdonabili della sinistra c’è l’avere ripudiato la propria tradizione garantista, pur di accucciarsi ai piedi di un potere che la minaccia da vicino e, soprattutto, da dentro. Fra le nostre colpe ci sarebbe quella di tacere davanti ad un tale scempio. Siccome non sono disposto a prendermela, ecco che rompo il clima idilliaco e qualifico il miracolo per quel che è: una terribile regressione.

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