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Il Papa sia libero di parlare, noi di scegliere

Referendum, religione e relativismo

I prelati devono poter fare campagna elettorale. Ma nessuno può discutere la libertà

di Davide Giacalone - 07 giugno 2005

Famiglia, vita, sesso, etica. Joseph Ratzinger parla ed i giornali rilanciano quello che considerano un intervento nella campagna referendaria. Bene, occorre fare una premessa: secondo la legge italiana i pubblici ufficiali ed i ministri del culto non possono intervenire nelle campagne elettorali, è un reato. Credo questa legge vada cambiata, e credo sia un bene che Ratzinger faccia sentire la propria voce. Si cambi quella legge, e si cambino quelle che proteggono il culto, ed i suoi ministri, dalle critiche, anche pesanti. C’è una simmetria illiberale che va simmetricamente demolita.

Premesso ciò, va sottolineato che nessuna delle cose dette dal pontefice ha attinenza diretta con i quesiti referendari. La condanna delle coppie di fatto, la riconduzione del sesso alla necessità della procreazione, da ricercarsi all’interno della famiglia, sono tesi rispettabili, che non condivido, ma che non c’entrano nulla con i referendum di domenica prossima. Né, a ben vedere, c’entra il richiamo contro ogni manipolazione della vita, dal concepimento alla morte. Non c’entra perché nessuno propone di manipolare la vita, né questa sarebbe la conseguenza di una vittoria dei Sì. E, poi, che significa? Un trapianto è manipolazione della vita, lo è vivere con il fegato di un altro. Un intervento chirurgico prenatale, nel ventre materno, è manipolazione della vita in formazione, ma serve a correggere malformazioni. E’ un bene od un male? Certamente un bene. Capita, talora, che genitori testimoni di Geova vogliano impedire trasfusioni di sangue di cui i loro figli hanno bisogno, considerandole una manipolazione contraria alla legge divina. Interviene il giudice, toglie loro la patria potestà e consente ai medici l’intervento necessario. Ed è bene che sia così.

Che il capo della cattolicità si schieri, e lo faccia senza nascondere indirizzi ed opinioni che contrastano con la morale comune (si pensi alla condanna delle coppie conviventi e non sposate), è un segno di chiarezza e di coraggio. Ne do volentieri atto.

C’è un punto, però, sul quale credo sia bene ribattere. Dice Ratzinger che il non seguire i dettami religiosi induce al relativismo, che “lascia come ultima misura solo il proprio io”. Tesi che si può agevolmente capovolgere. La libertà di cui tutti godiamo, Ratzinger compreso, è frutto dell’avere imparato la difficile disciplina della tolleranza, a sua volta nata dall’idea che, nella storia, non c’è il “vero” ed il “rivelato”. Il pensiero religioso è, per sua intrinseca natura, assoluto e totalizzante, proprio perché vero e rivelato. Usarlo come unica misura è la strada sicura per eliminare ogni libertà, ingigantendo a dismisura i guasti di quell’io che noi laici ben conosciamo.

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