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Aperto il dibattito sul futuro dell’Italia

Recuperiamo lo spirito costituente

Occorre rendere più moderne le nostre istituzioni per frenare il declino del Paese

di Società Aperta - 18 giugno 2005

Il mix micidiale di declino economico ed impasse del sistema politico rischia di condannare l’Italia a una decadenza da cui sarà sempre più difficile trovare una via d’uscita. Il Paese deve ripensarsi profondamente e utilizzare l’anno elettorale che ci separa dalle prossime elezioni politiche per porre all’orizzonte una Terza Repubblica: occorre riscrivere le regole e aggiornare i contenuti della Carta Costituzionale. Di come raggiungere questo obiettivo si è discusso nel seminario di studio organizzato da Società Aperta, presieduto da Enrico Cisnetto, dove sono intervenuti Giuliano Amato, Augusto Barbera, Franco Bassanini, Beniamino Caravita di Toritto, Domenico Fisichella, Carlo Mezzanotte, Stefano Passigli, Luciano Violante e Valerio Zanone.

Nel discorso di apertura dell’incontro, Enrico Cisnetto ha ricordato che l’attuale sistema elettorale, unico vero elemento di discrimine formale e giuridico tra Prima e Seconda Repubblica, avrebbe dovuto garantire la stabilità e l’alternanza di governo, nonché una semplificazione del panorama politico, ma è stata un fallimento: la stabilità è stata più formale che sostanziale; l’alternanza è diventata una condizione obbligata in quanto coalizioni di governo spurie alimentano aspettative che poi non riescono a mantenere; il numero dei partiti non è affatto diminuito.

Bisogna travalicare la sterile dialettica tra governo e opposizione per rimettere in discussione la legge elettorale (per giungere o a un sistema proporzionale con sbarramento al 5% di tipo tedesco o a un sistema maggioritario a doppio turno sul modello francese) e per gettare sul tavolo il problema più ampio delle riforme istituzionali. Riforme da ottenere senza procedere a colpi di maggioranza, come si è fatto nelle ultime due legislature con la riscrittura del titolo quinto della Costituzione e con la devolution.

Per Giuliano Amato due sono i punti fondamentali: i cambiamenti istituzionali sono necessari; questi cambiamenti devono essere condivisi dal più ampio numero di forze politiche possibile. “C’è un rapporto strettissimo – afferma – tra la capacità di superare le difficoltà economiche di un Paese e il buon funzionamento delle sue istituzioni”. L’attuale riforma costituzionale voluta dal centrodestra, con tutti i problemi che pone per quanto riguarda l’allocazione delle competenze e delle risorse tra enti locali e Stato, andrebbe accantonata. “Una riforma fatta bene dovrebbe soprattutto mettere a riparo gli organi di garanzia (capo dello Stato e Corte Costituzionale) dal principio maggioritario; mentre non cambierei i poteri del presidente del Consiglio”. Mezzanotte, comunque, si raccomanda che siano fatti pochi cambiamenti, ma significativi.

Queste riforme, secondo Amato, possono essere raggiunte percorrendo due vie: quella dell’Assemblea Costituente o quella di una Convenzione. Con la prima si potrebbe “ricreare lo stesso clima della prima Assemblea Costituente eletta nel 1946: in quella occasione i lavori procedettero in armonia nonostante il clima politico si fosse fatto più teso”. Il problema, semmai, sarebbe quando eleggere questa assemblea: contestualmente alle elezioni politiche o dopo di esse? Nel primo caso – dice Amato – si potrebbero creare delle discrepanze nei risultati; nel secondo caso tale elezione sarebbe inevitabilmente investita di un inopportuno significato politico.

Questo problema verrebbe risolto se il compito delle riforme fosse affidato a una Convenzione, nominata dai presidenti delle Camere, e composta da politici, docenti e giuristi di alto livello. Per Amato occorrerebbe una legge costituzionale che dia a questo organismo forza giuridica: la Convenzione dovrebbe sottoporre un progetto direttamente alle Camere, senza passare per le commissioni Affari costituzionali. Spetterebbe poi a Camera e Senato, magari in seduta comune, approvare o respingere il progetto.

Violante si esprime a favore della istituzione di una Convenzione, ma afferma che essa deve essere formata tenendo conto dei mutamenti avvenuti in questi ultimi anni: “Stabilito che questa Convenzione debba esser composta da circa cento individui”, anche se Caravita si è espresso a favore di un organismo più ridotto, di 40 membri – “la metà dovrebbe essere nominata dai presidenti delle Camere, dieci dal presidente della Repubblica e il resto dalle Regioni. Inoltre – continua – sarebbe opportuno che essa comprendesse anche rappresentanti nel mondo economico-scientifico, per garantire il massimo di competenze”. Secondo Violante la Convenzione dovrebbe mantenere dei rapporti col Parlamento tramite le commissioni Affari costituzionali (che esprimano dei loro pareri), ma poi bisognerebbe garantirle potere redigente, per sottoporre alle Camere un testo da approvare.

Anche per Passigli l’attuale assetto costituzionale “non è soddisfacente”, ma per correggerlo sarebbe necessario rivedere contestualmente sia la legge elettorale, sia la forma di governo. L’attuale sistema maggioritario crea sì coalizioni adatte a vincere le elezioni, ma essendo troppo ampie è difficile che riescano a governare. Per questo motivo tutte le personalità intervenute si sono dichiarate a favore o di un proporzionale con sbarramento al 5% di tipo tedesco o di un maggioritario a doppio turno sul modello francese.

A questo concetto Bassanini aggiunge che la riforma delle istituzioni non dovrebbe comprendere solo quella della Carta fondamentale, ma dovrebbe riguardare anche quella “costituzione materiale che incide assai nella vita istituzionale del Paese, come, per esempio i regolamenti parlamentari”.

Secondo Passigli, tuttavia, occorrerebbe prima di ogni riforma, cambiare l’articolo 138 dell’attuale Costituzione per innalzare il quorum necessario a ogni modifica della Carta fondamentale. “In questo modo – dichiara – si eviterebbero stravolgimenti a colpi di maggioranza”. Opinione condivisa anche da Barbera (“L’articolo 138 è ormai uno strumento logoro, utilizzato dalle maggioranze per farsi la propria riforma”), da Zanone (“occorre adeguare l’articolo 138 al sistema maggioritario”) e da Fisichella.

Proprio Fisichella ha posto il problema delle difficoltà che potrebbe incontrare il cambiamento del sistema elettorale: “E’ difficile che la coalizione che ha vinto le elezioni sia disposta a modificare le regole con cui ha vinto”. Ma un punto di convergenza si potrebbe trovare proprio sull’approntamento di una Convenzione.

Grazie all’impegno profuso da Società Aperta, il seminario di studi si è chiuso con l’impegno preso da Amato e Fisichella di portare avanti nelle istituzioni questo progetto. I tempi stringono, e più si aspetta, più saranno alti i prezzi da pagare per l’Italia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario