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"La distruzione creativa" oggi

Recessione e Schumpeter

Il grande pensatore come si porrebbe nei confronti della crisi del capitalismo contemporaneo?

di Enrico Cisnetto - 19 febbraio 2012

Chissà se Joseph Alois Schumpeter, dovendo scrivere la sua “Teoria dello sviluppo economico” oggi anziché nel 1912 come ha fatto, userebbe ugualmente il concetto di “distruzione creatrice” per definire il drastico processo selettivo che caratterizza le fasi in cui il capitalismo si trasforma grazie all’innovazione lasciandosi alle spalle il ciclo recessivo per entrare in quello espansivo. Il quale sarà tanto più forte e duraturo quanto più sarà stata “creativa” la “distruzione”. Il dubbio circa la straordinaria intuizione dell’economista austriaco nasce dall’osservazione del carattere a “W” della fase economica che viviamo, cioè quando due recessioni si succedono a distanza di poco tempo, intervallate da un altrettanto breve momento di crescita.

Questo significa che la “ripresina” dello scorso biennio – in cui il pil è risalito complessivamente di un punto e otto decimi (+1,4% nel 2010 e +0,4% nel 2011) – è stata figlia più di un rimbalzo tecnico che di spiriti creativi. Ora si tratta di vedere quanto sarà lunga la seconda gamba discendente della “W” (dopo il -6,5% del 2008-2009 Bankitalia stima un altro punto e mezzo di perdita di pil, ma l’Fmi ipotizza per il 2012 un pesante -2,2%) e di conseguenza quando avremo e come sarà la seconda linea ascendente. Il timore è che ¬¬ne venga fuori non un dabliu, ma un segno “VL”, in cui alla seconda recessione segue una fase piatta di stagnazione. E deriva dal fatto che all’origine della ricaduta recessiva c’è il credit crunch che, come ha ricordato ieri al Forex il governatore di Bankitalia Visco, nell’estate scorsa ha fatto seguito alla trasformazione delle tensioni sui mercati finanziari relative ai debiti sovrani europei in crisi sistemica da alta probabilità di insolvenza. Dunque, niente di meno “creativo”.

Perché la rarefazione del credito rischia di trasformare la sana scrematura di mercati affollati di troppe imprese “malate” (cioè la schumpeteriana “distruzione creativa”) in “strage degli innocenti”, cioè di costringere alla chiusura anche tante aziende buone, in difficoltà solo per ragioni congiunturali. Come ammettono gli stessi banchieri, anche se poi con Mussari rivendicano al sistema bancario, stretto tra le assurde pretese dell’Eba e la di caduta dei profitti, il merito di essersi accollato molte sofferenze pur di aiutare tante ristrutturazioni industriali e salvare posti di lavoro. Visco ieri si è detto convinto che le banche dimostreranno una “acuita capacità selettiva”. E che questo, sommato ad una politica economica finalmente volta a creare un ambiente favorevole ad una crescita bilanciata e duratura, farà tornare gli investimenti, unica benzina capace di far girare il motore ora ingrippato della nostra economia.

Speriamo che sia davvero così, e che per favorire tutto ciò lo stesso Visco faccia le debite pressioni sull’Eba – verso la quale ieri al Forex è stato prudente nel linguaggio ma secco nella sostanza – in modo da togliere alle nostre banche il basto pesante di una patrimonializzazione non necessaria e consentirle, grazie ai nuovi flussi di risorse provenienti dalla Bce, di riattivare le linee di credito bloccate. Mettendo i banchieri nella condizione di scegliere veramente il merito di credito delle imprese, aiutando solo le ristrutturazioni virtuose e puntando tutto sull’innovazione creatrice. Con la benedizione di Schumpeter.

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