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Public Policy

Norme anticorruzione

Reato d'influenza

La commissione Giustizia della Camera si era inventata nientemeno che il "traffico di influenza"

di Enrico Cisnetto - 01 giugno 2012

Scampato pericolo, seppure al fotofinish. L’Italia ha rischiato di essere l’unico paese europeo che, nel recepire una direttiva comunitaria, avrebbe messo fuori legge l’attività di lobbying. Nell’ambito della nuova normativa sulla corruzione, infatti, la commissione Giustizia della Camera si era inventata nientemeno che il “traffico di influenza”. Che non è la trasmissione di un virus che porta febbre e raffreddore, bensì un ipotesi di reato punibile con tre anni di galera. Ovvero, chiunque paghi un terzo affinché cerchi di “influenzare” un qualunque decisore pubblico, e da ciò ne tragga un vantaggio, commetterebbe il reato, nuovo di conio, di “traffico illecito di influenza”. Anche se, attenti bene, non ci fosse alcuna illecita dazione verso il decisore medesimo. Ma così descritto, questo è il mestiere del lobbysta, cioè di colui che svolge attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi, economici o meno, nell’ambito dei processi decisionali. Paradossalmente, il testo così come era stato concepito, poteva far ricondurre a quella fattispecie persino l’editoriale di un giornale, se il suo grado di convincimento nell’esprimere un’opinione su una qualche legge in discussione o decisione da prendere fosse così significativa da far determinare una scelta piuttosto che un’altra. Insomma, una follia. Anche perché, come si fa a introdurre il reato di traffico illecito senza aver prima definito cosa è lecito? Infatti, noi siamo uno di pochissimi paesi che non ha mai definito e regolamentato l’attività di lobbying. Lasciando così campo alle peggiore nefandezze, cui ora si voleva rimediare buttando via con l’acqua sporca anche il bambino. Per fortuna, invece, una seria azione di “influenza” da parte dei 140 lobbisti racchiusi nell’associazione professionale “Il Chiostro” (presieduta da Giuseppe Mazzei), d’intesa con l’Unione dei lobbisti europei Pace, ha impedito, proprio all’ultimo momento, che si compisse la nefandezza. Nella nuova versione è punito lo sfruttamento delle relazioni per realizzare “illecite mediazioni”. È un significativo passo avanti, visto che la stesura originaria metteva sullo stesso piano professionisti corretti e rispettosi delle regole e della trasparenza con faccendieri e traffichini. Ma ciò che ancora manca, e che serve assolutamente, è una legge che istituisca un registro pubblico per i lobbisti e imponga un codice etico con sanzioni per chi lo viola. Come c’è altrove. Non si può combattere la corruzione, sempre più dilagante, mettendo in galera tutti quelli che rappresentano, direttamente o per conto di altri, degli interessi. È praticando queste forme di giustizialismo che, negli ultimi vent’anni, abbiamo ottenuto il bel risultato di essere ben peggio che ai tempi di Tangentopoli. (twitter @ecisnetto)

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