ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Ratzinger, la Turchia e l’Europa

Stato laico garanzia per la convivenza civile

Ratzinger, la Turchia e l’Europa

Il Pontefice torna sui suoi passi sull’ingresso della Turchia in Europa

di Davide Giacalone - 29 novembre 2006

Avevo segnalato, senza mezzi termini, che il cardinale Ratzinger era in errore quando sostenne l’inopportunità di accettare l’ingresso della Turchia in Europa. I soliti zelanti, quelli che vorrebbero il Tevere più stretto, ebbero da ridire. Leggano, oggi, quel che sostiene lo stesso Ratzinger, divenuto pontefice, una volta messo piede sul suolo turco: è bene che questo Paese entri nell’Unione Europea. Ma non basta, perché ha aggiunto, essendogli conosciuto il seme della logica (che ad altri sfugge), che è un bene da preservarsi con ogni cura la convivenza fra religioni diverse. Giusto, e c’è un solo luogo dove questo è possibile: nello Stato laico.
Il Vaticano ha condotto una lunga battaglia affinché s’inserissero nella Costituzione europea le “radici cristiane”. Si aprì una non utile discussione di carattere storico, circa quali altri progenitori avesse l’Europa, e non potendo dimenticare che il nostro è il continente in cui si concepì e praticò lo sterminio degli ebrei, la soluzione finale che li avrebbe dovuti eliminare del tutto, parve saggio aggiungere “giudaico” al “cristiane”. Era una discussione oziosa, per giunta interna ad un processo costituzionale che più sfortunato era difficile immaginare. Il punto era, evidentemente, un altro: può, o addirittura deve, l’Europa essere una comunità d’eguali dal punto di vista religioso? E come si può definire tale eguaglianza, visto che la stessa Europa è stata patria di sanguinosissime e lunghissime guerre di religione? La risposta alla prima domanda è: no. Anche perché la risposta alla seconda è possibile solo per negazione: l’Europa non è islamica. Magari mandiamo in onda per giorni le nozze demenziali di un brevilineo aderente a scientology, ma non siamo islamici. E chi lo ha detto? Ci può ben essere un europeo islamico, come in effetti c’è e non è affatto da solo.
Quel che non può esserci, in Europa, è uno Stato teocratico, né sono ammessi culti che violino i diritti dell’individuo, né la religione può essere imposta, né il fondamentalismo può mettersi a far scuola e proseliti. La forza dell’Europa, ciò che rende i nostri Stati migliori di altri, ciò che li rende un esempio per il mondo civile, è la laicità. Ovvero la vocazione e la capacità di far convivere in pace idee e fedi diverse, senza scadere nel relativismo, nel multiculturalismo o nel multireligioso, che sono tutte degenerazioni contagiose per menti deboli, culture tarlate ed animi pavidi.
Segnalai l’errore del cardinale Ratzinger, segnalo oggi la realistica saggezza che lo ha spinto a correggersi.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario