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I movimenti tellurici di viale Mazzini

RAI, più spazio ai giovani

Recuperare la fetta appetibile dello share perduto. Ecco la prossima mission della tv pubblica

di Michele Masneri - 19 giugno 2008

Grandi manovre sulla Rai. Nel momento in cui la luna di miele blindata tra governo e opposizione sembra ormai arrivata al capolinea, il sismografo registra scosse continuate in zona Viale Mazzini. Da una parte la battaglia sulla commissione di sorveglianza: con il Pd che spinge ancora per la candidatura del dipietrista Leoluca Orlando, odiatissimo da Berlusconi e dintorni. Dall’altra, la partita per rinnovare il cda, e in particolare la corsa a presidente e dg. Per la direzione generale resta forte il nome di Stefano Parisi, ad di Fastweb. Tuttavia rimane il nodo-stipendi. Un top manager Rai può guadagnare al massimo 272 mila euro l’anno, briciole rispetto agli stipendi cui sono abituati i grandi gestori privati. Così, in queste ore, i tecnici del ministero dell´Economia stanno studiando la famosa direttiva Nicolais (è la numero 3 del 2007) che permette alla tv di Stato di sfondare quel tetto dei 272 mila euro, sia pure in pochi casi eccezionali. Se Parisi sarà il nuovo dg, Petruccioli potrebbe conservare la presidenza. A fare scudo sul suo nome c’è una bella fetta del Pd, in particolare i rutelliani.

Tuttavia rimane forte anche la candidatura di Pietro Calabrese, ex direttore del Messaggero e di Panorama, già in Rai come responsabile della Prima Divisione. Mentre impazza la lotta per le investiture, è ora però di fare un bilancio sul quadriennio Petruccioli. Che risulta abbastanza penoso. Il Cda dimissionario lascia infatti un’azienda in calo di tre punti e mezzo di share assoluto nelle 24 ore. Praticamente ha perso un punto all’anno. In particolare il problema più pesante è l’emorragia di pubblico giovane. In questi quattro anni la Rai ha perso un bambino su tre (-10,6% sul target 4-7 anni nell’intera giornata), arrivando quest’anno ad un fatidico sorpasso: ci sono ormai più bambini che guardano le reti di Sky (24,8% nel 2008) che i canali Rai (24%). L’unico pubblico rimasto affezionato al Cavallo di viale Mazzini è quello degli anziani, che costituiscono ormai lo zoccolo duro dei suoi aficionados.

Secondo uno studio realizzato dal Riformista, il target più importante a livello pubblicitario, quello dei 25-54 anni è calato di oltre cinque punti di share negli ultimi quattro anni, sempre più orientato su Sky e Mediaset. Così – non si sa se sia causa o effetto – la programmazione sulle tv pubbliche è sempre più fatta di sceneggiati tipo “Capri”, “Un medico in famiglia”, i vari commissariati e ambulatori-ER alla matriciana. Così la casalinga di Voghera – solo lei – rimane contenta.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario