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Ciampi si è detto indisponibile a una rielezione

Quirinale: strano quel gran rifiuto

Una storia di motivazioni e giustificazioni che si può riassumere in tre punti. Ma il futuro?

di Davide Giacalone - 05 maggio 2006

Sarebbe colpevole non notare le stranezze contenute nel comunicato con cui Carlo Azelio Ciampi rende nota la sua indisponibilità alla ricandidatura. Egli avanza un’obiezione relativa all’età, ed alle energie da potersi spendere, e, su questo, non solo ha ragione, ma gli rende onore. Il guaio è che non si è fermato lì.
Ha messo per iscritto che sette anni sono lunghi, che un rinnovo finirebbe con il nuocere alla forma repubblicana, che la prassi, fin qui, si è indirizzata in tal senso. Noi, però, confiniamo con la Francia, dove il mandato presidenziale dura cinque anni, il Presidente ha più poteri ed investitura popolare diretta, ci sono stati molti rinnovi e lo stesso Chirac è al secondo mandato, tutto questo senza che la Repubblica abbia cessato di essere tale.
In quanto alla ricandidatura, sarà bene osservare che in nessuna parte della nostra Costituzione si parla di “candidatura” alla più alta carica, ma si stabilisce che tutti i cittadini italiani, superati i cinquanta anni, possono essere chiamati alla presidenza. Il collegio dei grandi elettori è unico, proprio per la specificità della funzione, e non vota in base a candidature. Oserei spingermi un passo oltre: è inconcepibile che un italiano possa rifiutare l’ipotesi d’essere Presidente. Questo non può sfuggire a Ciampi, così come non può sfuggirgli quanto sdrucciolevole sia il terreno dell’anteposizione della prassi alla Costituzione scritta.
Queste stranezze raccontano, credo, una storia che non si è voluta scrivere, che riassumo in tre punti: a) il Presidente Ciampi non si è voluto trovare nelle condizioni di altri suoi predecessori, di cui era più che noto il desiderio di essere rieletti, quindi ha messo le mani avanti, nel messaggio di fine anno, ed ha sottolineato che stava per andarsene; b) taluno ha apprezzato il senso di quelle parole, talaltro, però, ha preferito usarle per considerare già libero il Quirinale; c) quando i rappresentanti della metà degli italiani gli hanno ufficialmente chiesto di restare al suo posto (per la qual cosa sarebbe bastato il suo silenzio), Ciampi ha dovuto prendere atto che gli altri rispondevano: va bene, ma ce lo chieda lui. Il resto era solo ipocrisia.
A questo punto, però, le cose non sono alla partenza, ma già oltre, nel senso che un candidato non di parte è stato silurato e sarebbe imprudente pensare che ci siano le migliori condizioni per varare una candidatura (questa sì) partigiana. Ci pensi, la maggioranza, perché l’urna può anche dar ragione alle forzature, ma poi la politica si torce e ribella, provocando rinculi in passato assai dolorosi per l’inquilino del colle. Ci pensi, perché il nuovo Presidente potrà essere l’ultimo della seconda Repubblica (dopo il pessimo servizio di Scalfaro e l’equilibrio di Ciampi), o il primo della terza, accompagnando con saggezza le riforme necessarie.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 5 maggio 2006

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