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Public Policy

I rischi di boomerang di una politica giocata sull’immagine

Questione di forma(t)

Basta una maggioranza di governo forte nei numeri ad assicurare stabilità?

di Elio Di Caprio - 08 luglio 2009

Si possono pure nascondere o ridurre le notizie sugli scandali veri o gonfiati del Cavaliere o al contrario martellare ossessivamente l’opinione pubblica, come fa da mesi “Repubblica”, con le famose dieci domande imbarazzanti sulla vita privata del Premier, nell’attesa vana di una risposta che non potrà mai venire.

Ma anche ammesso che si riesca a far passare il messaggio, con l’aiuto dei mass media stranieri, che la vita privata dei personaggi pubblici non può essere scissa dalle pubbliche responsabilità, chi è in grado di raccogliere il testimone della necessaria corrispondenza tra etica e politica? Coloro che da tempo lavorano ai fianchi della maggioranza di governo cercando invano di prendere le distanze dall’esposizione mediatica di Silvio Berlusconi oppure un’opposizione che neanche in queste circostanze riesce a dare un’immagine unitaria e non litigiosa? Questa volta il processo al Premier trova riscontro in immagini e dichiarazioni difficilmente smentibili che ledono obbiettivamente la sua immagine.

Si possono pure non leggere i giornali e guardare distrattamente i notiziari della televisione o di internet, si possono anche tranquillamente ammettere tutte le speculazioni giornalistiche che sono destinate via via ad aumentare dopo la conclusione del G8. Ma non si potrà certo parlare di leader perseguitato dalla magistratura per interessi di parte e di casta se lo sgretolamento dell’immagine di Silvio Berlusconi ha avuto inizio per iniziativa pubblica della sua consorte subito avallata dall’altra levata di scudi in famiglia dei finiani di “Fare Futuro” che a suo tempo misero subito le mani avanti perché fossero escluse dalle candidature europee le veline più care al Presidente.

Eccessivi scrupoli moraleggianti rispetto alla durezza delle lotta politica che si gioca su altri piani? Pericolo di offrire una sponda comoda a chi da anni ritiene sconveniente se non indegna la leadership del Cavaliere comunque suffragata dal consenso elettorale? Anche questa volta si tratterà del solito incidente di percorso che non compromette comunque la parabola ascendente del Premier forte di una maggioranza a prova di bomba?

E’ certo che le speculazioni aumenteranno, che la campagna mediatica non si esaurirà facilmente, ma il meno che si possa dire ( per quello che l’opinione pubblica sa finora) è che è stato lo stesso Presidente del Consiglio a porsi nelle condizioni di farsi speculare e criticare per un’”esuberanza”, come la chiamano i fedeli del suo giro, che rientra nello stile caratteriale del personaggio amato per la sua autenticità dagli italiani.

A chi può interessare la vita privata del Capo del Governo se poi è lo stesso che toglie il balzello dell’ICI, fa sparire l’immondizia a Napoli e “salva” l’Alitalia con il consenso delle forze imprenditoriali? In apparenza è così e basterebbe il ricordo del governo Prodi a dissuadere su un ricambio fondato solo su questioni morali riguardanti la vita privata del Silvio nazionale. Ma qui non si tratta più (o soltanto) di etica e politica.

E’ lo stesso format della comunicazione di cui si è servito con successo per anni Silvio Berlusconi, ad essere ora pericolosamente messo in causa e in discussione, non tanto perché non possano coesistere vizi private e pubbliche virtù – si può promuovere il “family day” a difesa del valore della famiglia e poi comportarsi in privato in maniera completamente opposta- quanto perché può farsi strada nell’opinione pubblica il dubbio che così come l’apparire può essere diverso dall’essere, anche il fare può discostarsi disinvoltamente dalla propaganda degli annunci.

L’ottimismo di maniera finora ostentato dal Capo del Governo potrà essergli ritorto contro se l’Italia non riuscirà a riagganciarsi alla ripresa economica, ammesso che ci sarà, ed anzi aggraverà i suoi malanni. In una parola è la credibilità complessiva dell’immagine del Presidente del Consiglio a risultarne gravemente menomata.

Il format regge, non solo in televisione, se ha una coerenza intrinseca, se tutti i tasselli sono al loro posto, se troppe sbavature e contraddizioni non compromettono il quadro d’assieme. E invece viene reso traballante proprio il format che si voleva accreditare, di una maggioranza di governo finalmente coesa e accettata dagli italiani, con a capo un uomo concreto super concentrato nella soluzione dei problemi italiani, dotato del carisma adatto a portare avanti l’azienda Italia facendo giustizia delle vecchie ipocrisie, dei giochi di partito che bloccano tutto, dei fannulloni statali che non lavorano.

Come può però a questo punto il Cavaliere ambire ad innescare e a rappresentare un processo virtuoso di nuova meritocrazia, nonostante gli sforzi encomiabili del Ministro Gelmini in campo scolastico, nonostante le sparate antifannulloni del Ministro Brunetta, quando poi è egli stesso a promuovere i suoi più stretti collaboratori e collaboratrici con criteri che di meritocratico hanno ben poco?

Non reggono più l’ostentazione della politica-spettacolo, il sondaggio sempre a portata di mano, la macchina degli annunci che non si può fermare mai, con la conseguente e obbligata manipolazione di cifre e dati, dai fondi pubblici effettivamente disponibili per fronteggiare la crisi economica alla surreale gara tra ottimisti e pessimisti sul profondo rosso del nostro PIL se si ridurrà nel 2009 del 4 o del 6 %.

Nella politica- spettacolo è ora lo stesso Berlusconi costretto a giocare su più tavoli di immagine per recuperare, riaffermare e possibilmente ampliare il potere mediatico di cui gode.

Il governo del fare deve ora ad ogni costo riprendere il timone della comunicazione, affannarsi ad annunciare misure concrete e possibilmente renderle esecutive, dimostrare che le vicende private del Premier non hanno avuto e non hanno alcuna influenza sull’esercizio quotidiano del potere. Compito sempre più difficile quando il format della forza tranquilla di governo con a capo un leader carismatico si sta sempre più appannando nella percezione della pubblica opinione

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario